Letture patristiche DOMENICA «DEL BATTESIMO E DELLA COPPA», XXIX del Tempo Ordinario B

Marco 10,35-45; Isaia 53,10-11 Salmo 32; Ebrei 4,14-16

 

 

 

Non è tempo di corone e di premi, ma di battaglie

 

 

Essendosi Gesù recato a Gerusalemme, gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, Giacomo e Giovanni, per parlargli: «Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (Mt 20,21). Un altro evangelista, invece, dice che erano stati i figli a fare questa domanda a Cristo; ma non c’è disaccordo e non è il caso di soffermarsi su queste minuzie: evidentemente, avendo mandato avanti la madre perché preparasse il terreno, dopo che ella ebbe parlato, fecero anch’essi quella domanda, pur senza sapere quello che dicevano. Infatti, pur essendo apostoli, erano però ancora troppo imperfetti, simili a uccellini che s’aggirano nel nido, poiché ancora non sono loro spuntate le penne.

E molto utile per voi sapere che prima della passione essi erano immersi in una grande ignoranza, tanto che il Signore li rimproverava dicendo: «Anche voi siete ancora senza intelletto?» (Mt 15,16) «Non intendete e non capite ancora» (Mc 8,17) «che non alludevo al pane quando vi ho detto: guardatevi dal lievito dei farisei»? (Mt 16,11) E poi: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso» (Gv 16,12).

Ti rendi conto che essi non sapevano certamente niente della risurrezione? E lo sottolinea l’evangelista, dicendo: «Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti» (Gv 20,9). E se non sapevano questo, a maggior ragione ignoravano altre cose, come ad esempio ciò che riguarda il regno dei cieli, le nostre origini e l’ascensione al cielo, poiché essendo ancora attaccati alla terra non potevano sollevarsi in alto. Infatti erano pienamente convinti e s’aspettavano che da un giorno all’altro egli ricostituisse il regno di Gerusalemme, giacché non erano capaci di comprendere altro. Sottolinea questo un altro evangelista, affermando che essi stimavano ormai prossimo l’avvento del suo regno, che immaginavano come uno dei tanti regni terreni; credevano infatti che si preparasse a costituirlo, e non pensavano che andasse verso la croce e la morte: non riuscivano a capire queste cose nonostante le avessero ascoltate tante volte. Non avendo dunque ancora raggiunto una chiara ed esatta conoscenza della verità, credevano di essere incamminati verso un regno terreno, sicuri che egli avrebbe regnato in Gerusalemme; e avvicinandolo per strada, profittano dell’occasione per rivolgergli quella domanda. Staccandosi dal gruppo dei discepoli, come se tutto dipendesse dal loro arbitrio, chiedono un posto privilegiato e che a loro vengano assegnate le cariche più importanti, poiché pensavano che le cose fossero a buon punto e che tutta la faccenda stesse per concludersi e che fosse giunto il tempo delle corone e dei premi: era il colmo dell’insipienza. Dopo la loro domanda, ascolta ora la risposta di Gesù: «Non sapete quello che chiedete» (Mt 20,22) Quello infatti non era tempo di corone e di premi, ma di battaglie, di lotte, di fatiche, di sudori, di prove e di combattimenti. La frase «non sapete quello che chiedete» significa tutto ciò. Non avete ancora provato le carceri, non siete ancora scesi in campo per combattere.

«Potete bere il calice che io bevo o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10,38) Egli chiama in questo momento calice e battesimo la sua croce e la sua morte; calice perché lo beve avidamente, battesimo perché così purificava la terra; non soltanto in questo modo la redimeva, ma anche mediante la risurrezione, sebbene questa non gli fosse penosa. « Il calice che io bevo anche voi lo berrete e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete » dice, chiamando così la morte; infatti a Giacomo fu troncato il capo con la spada e Giovanni più volte fu condannato a morte; «ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato» (Mc 10,40).

Voi morirete dunque, sarete uccisi e otterrete l’onore del martirio, però in quanto a essere i primi «non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

(Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo)