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Mt 25,1-13; Sap 6,12-16; Sal 62; lTs 4,13-18

Analisi patristica

L’esegesi patristica di Matteo 25,1-13 (la parabola delle dieci vergini) rappresenta un altro vertice della riflessione escatologica, ecclesiologica e mistica della Chiesa antica. I Padri della Chiesa — in particolare Sant’Agostino, San Giovanni Crisostomo, San Girolamo e i maestri della tradizione siriaca come Sant’Efrem il Siro — hanno sviscerato questo racconto notturno non in chiave di terrorismo moralistico, ma come il compimento del matrimonio tra la vigilanza interiore dell’anima e la stabilità del Cristo.

Il baricentro del commento patristico ruota attorno a un interrogativo fondamentale: che cos’è l’olio e cosa rappresenta il piccolo vaso?

1. Sant’Agostino: L’olio come la gioia della coscienza interiore

Sant’Agostino (nel suo fondamentale Discorso 93) compie un’analisi spirituale della scomposizione del coro delle vergini (mōraì kaì phrónimoi = stolte e sagge), concentrandosi sul “vaso interiore” e sulla natura dell’olio. Che cosa sono le lampade? Sono le opere buone che risplendono davanti agli uomini: la verginità, il digiuno, l’elemosina formale. Tutte e dieci hanno le lampade. Ma dove risiede la spaccatura radicale? Risiede nell’olio custodito nei vasi (aggeíois). L’olio rappresenta la carità profonda e, in modo mirabile, la gioia della coscienza interiore. La vergine saggia non cerca il mormorio delle lusinghe della strada o l’orgoglio del mercato del mondo; ha il suo vasetto nel segreto della stanza. L’olio è ciò che arde dentro, dove solo l’occhio del Padre può vedere. Le stolte, invece, vivono di finta perfezione esteriore: hanno la lampada accesa ma il vasetto vuoto. Quando cala la notte e lo Sposo ritarda (chronízontos), la loro luce asfissia (sbénnyntai) perché dipendeva dalle opinioni degli altri, lasciandole nella nudità spirituale al grido di mezzanotte.

2. San Giovanni Crisostomo: L’alchimia dell’elemosina e il “No” delle Sagge

Giovanni Crisostomo (nella sua Omelia LXXVIII sul Vangelo di Matteo) stringe l’inquadratura sulla pedagogia del soccorso e sul duro diniego delle vergini previdenti:

  • L’olio come misericordia: Nella lingua greca si consuma un’omofonia stupenda tra élaion (olio) e éleos (misericordia, fremito viscerale). Il Crisostomo spiega che l’olio è l’alchimia dell’elemosina, la cura premurosa dei poveri, dei pubblicani e degli scartati della piazza.

  • Il rifiuto terapeutico: Quando le stolte, accorgendosi dello spegnimento, implorano «Dateci del vostro olio», le sagge rispondono con un “No” deciso. Il Crisostomo commenta dall’ambone: «Questo rifiuto non nasce dall’avarizia o dall’occhio cattivo. Rivela una legge incrollabile della fisica dello Spirito: nessuno può comprare la fede o la carità all’ultimo istante nel mercato delle finzioni formali. Davanti al tribunale dello Sposo, non puoi prendere in prestito la lampada di un altro; ciascuno deve presentare il proprio vaso di creta potato dalle menzogne, interamente riempito dall’olio della sottomissione mite».


3. La tradizione siriaca: La Veste di Gloria e il Fuoco nascosto

I Padri siriaci, guidati dall’intuito lirico di Sant’Efrem il Siro (nei suoi Inni sulla Verginità), innestano il racconto sulla colonna sonora del Salmo 63 («Penso a te nelle veglie notturne») , decodificando l’aula delle nozze in chiave prettamente battesimale e sacramentale:

  • Il Guardaroba dello Sposo: Per Efrem, le vergini che escono nella notte sono le anime chiamate a custodire la Veste di Gloria (estlā d-šūbḥā) ricevuta gratuitamente nel fonte del Battesimo. Nella teologia siriaca, la “veste di gloria” rappresenta lo stato originario di purezza e luminosità spirituale di Adamo ed Eva nel Paradiso prima del peccato originale. Secondo questa tradizione, l’umanità perde tale veste con la caduta, ma la riottiene spiritualmente attraverso il Battesimo, grazie a Cristo che l’ha “depositata” nelle acque del fiume Giordano. L’olio del vaso è il Fuoco dello Spirito Santo masticato e assimilato giorno per giorno attraverso la ruminatio della Parola nel chiostro della stanza segreta.

  • La Porta sbarrata: Quando lo Sposo arriva, la porta si chiude (ekleísthē
    hē thýra
    ). Non è un atto di violenza geopolitica, ma la blindatura della festa nuziale. Chi ha preferito accumulare i calcoli dell’ansia economica lungo i giorni feriali rimane fuori, vittima di un analfabetismo relazionale spaventoso («Ouk oīda hymās» / “Non vi conosco”); chi si è fatto “piccolo” facendo sinfonia con i fratelli viene introdotto stabilmente nel porto sicuro del ristoro perenne della Trinità.

4. San Girolamo: Il grido di Mezzanotte e il risveglio dei Morti

Nel suo Commento a Matteo (Libro IV), San Girolamo decodifica l’enigma dello shock notturno: «A mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo Sposo, andategli incontro!”»:

  • La scomposizione del Tempo: Girolamo spiega che mezzanotte simboleggia il punto di massimo smarrimento della storia, ma anche il momento esatto del compimento della risurrezione, in linea con le parole di Paolo in 1 Tessalonicesi 4,13-18.

  • Il verdetto dello Sguardo: Il grido risuona ancora oggi per ridestare tutti i corpi di creta addormentati nella fossa della morte. Chi ha ruminato la Parola non teme il verdetto; balza di gioia (agalliāsthe) con la lampada splendente di luce pura, pronto a sedersi a mensa saziato da grassi e da midollo.

5. Il commento di Sant’Ilario di Poitiers (315–367 d.C.) a Matteo 25,1-13 — rintracciabile nel suo fondamentale Commentarius in Matthaeum (capitolo 27) — affronta la parabola delle dieci vergini applicando una rigorosa lente cristologica ed ecclesiologica, tipica del suo stile di “Martello degli ariani”.

Ilario decodifica la coreografia notturna e la spaccatura tra le vergini (mōraì kaì phrónimoi) superando il semplice ammonimento morale, per svelare l’architettura dei tempi della salvezza e la fisica dei corpi gloriosi risorti.

Ecco i tre pilastri dello scavo esegetico di Ilario di Poitiers su questa pericope:

1. Il Coro delle Dieci Vergini: L’inventario della chiamata universale

Ilario si sofferma immediatamente sulla simbologia numerica e strutturale che apre la scena («Il Regno dei cieli sarà simile a dieci vergini»):

  • La totalità racchiusa nel Numero: Per Ilario, il numero dieci non è un dettaglio di cronaca, ma rappresenta l’interezza dell’umanità chiamata alla salvezza attraverso la predicazione dell’Evangelo. La verginità del coro simboleggia l’anima che, mediante l’ascolto della Parola, viene purificata dall’idolatria del mondo ordinario.

  • La spaccatura nel corpo visibile: Il testo divide simmetricamente il coro a metà (cinque sagge e cinque stolte). Ilario spiega che questa scomposizione riflette la Chiesa nella storia: un corpo misto in cui convivono l’incostanza della terra battuta e la stabilità della roccia. Tutte escono con le lampade (lampadas), cioè tutte partecipano formalmente ai riti, ai sacramenti e confessano il Nome con le labbra pulite, ma non tutte custodiscono la medesima verità viscerale nel profondo del proprio essere.

2. Le Lampade e i Vasi: La distinzione tra l’Opera e la Fede

Il baricentro dello scavo filologico e teologico di Ilario risiede nell’esame dell’errore delle stolte, imperniata sulla presenza o assenza dell’olio nei vasi (aggeíois):

  • La lampada senza radice: Le vergini stolte hanno preso le lampade, che Ilario identifica con le opere buone visibili esteriormente (la continenza del corpo, l’elemosina formale, la performance del culto). Le opere esteriori, se vissute per vanagloria o moralismo burocratico pesante, sono destinate all’asfissia e allo spegnimento (sbénnyntai) quando cala la notte profonda della prova.

  • Il vasetto della retta Fede: Le vergini sagge, al contrario, hanno preso l’olio nei loro piccoli recipienti di terracotta. Ilario enuncia che l’olio nei vasi è lo Spirito Santo custodito attraverso una fede retta e unificata. È la ruminatio intima della Parola nel chiostro della stanza segreta. Le sagge sanno che le sole opere esteriori non bastano se manca l’olio dell’intimità dottrinale e spirituale con lo Sposo.

3. Il Ritardo e il “No” deciso: L’irreversibilità del Verdetto

Ilario decodifica i nodi drammatici del finale della parabola, concentrandosi sul tempo dilatato dello Sposo («poiché lo Sposo ritardava») e sullo shock della porta serrata:

  • Il sonno della carne: Il ritardo dello Sposo (chronízontos) è la pazienza del tempo concessa all’umanità. Il fatto che tutte si assopiscano e dormano è letto da Ilario come il sonno biologico della morte ordinaria che avvolge tutti i corpi di carne nella fossa della storia.

  • Il rifiuto non egoista: Al grido di mezzanotte, quando le stolte implorano un risarcimento tardivo alle sagge («Dateci del vostro olio»), ricevano un diniego perentorio. Ilario spiega questo “no” con una legge incrollabile della fisica dello Spirito: l’olio della fede e della testimonianza della coscienza non può essere ceduto o prestato da un uomo a un altro davanti al tribunale di Dio. Ciascuno si presenta alla Parusia portando unicamente il proprio vaso di custodia potato dalle menzogne.

  • La porta sbarrata: Quando lo Sposo arriva, le sagge entrano e la porta viene chiusa (ekleísthē
    hē thýra
    ). Per Ilario, questa chiusura è la blindatura definitiva dei corpi gloriosi risorti nell’eternità della Trinità. Alle stolte che bussano urlando l’ossequio burocratico delle labbra («Signore, signore, aprici!»), lo Sposo oppone il verdetto del rifiuto: «Non vi conosco». Esse hanno ridotto il Messia a una formula esteriore, svendendo la propria libertà sul mercato delle finzioni e per questo rimangono escluse dal porto stàbile del Suo ristoro perenne.

Il collegamento con la nostra Conversione orante

Tutta la Patristica concorda su un verdetto chiaro: questo testo, cantato dall’ambone, guarisce l’assemblea orante dal rischio dell’analfabetismo rituale e dall’ipocrisia delle apparenze. Ci interroga visceralmente: che cosa c’è dentro il vaso dei tuoi pensieri in questa settimana?

Ruminando questo spartito antico, impariamo lo stile della mitezza delle sagge: ci viene chiesto di accumulare nel segreto le gocce invisibili del perdono reciproco e della carità gratuita.

Testi

DISCORSO 93

SULLE PAROLE DEL VANGELO DI MT 25, 1-13:
“IL REGNO DEI CIELI SARÀ SIMILE ALLE DIECI VERGINI” ECC.

di sant’Agostino, vescovo

(PL 38, 573-580)

Quali sono da intendere le dieci vergini della parabola.

1. 1. Voi che ieri eravate presenti vi ricordate che vi abbiamo fatto una promessa; ebbene oggi sarà adempiuta, con l’aiuto di Dio, non solo per voi ma anche per gli altri numerosi fedeli che si sono qui riuniti. Non è facile indagare quali sono le dieci vergini, di cui cinque sono prudenti e cinque stolte. Tuttavia attenendoci al contenuto dello stesso passo, che ho voluto fosse letto anche oggi alla Carità vostra, per quanto il Signore si degna di farmi capire, non mi pare che questa parabola o similitudine si possa riferire alle sole vergini che si chiamano così nella Chiesa per la loro particolare e più alta santità e che, con un termine più comune, siamo abituati a chiamare “Santimoniali”, [ossia monache]; ma, se non vado errato, questa similitudine si riferisce a tutta quanta la Chiesa. D’altro canto, anche se intendessimo come vergini quelle sole che si chiamano “santimoniali”, sono forse soltanto dieci? Dio non voglia che una sì grande moltitudine di vergini sia ridotta a un numero così piccolo! Qualcuno forse potrebbe dire: “E che dire se molte sono tali di nome ma tanto poche lo sono realmente da trovarsene appena dieci?”. No, non è così. Poiché se il passo volesse farci intendere che solo dieci sono buone, non ci mostrerebbe tra esse cinque stolte. Se infatti sono molte quelle chiamate vergini, perché la porta del palazzo viene chiusa solo in faccia alle cinque stolte?

Le dieci vergini sono qualunque anima della Chiesa.

2. 2. Dovremo dunque, carissimi, intendere che questa parabola si riferisce a noi tutti, cioè assolutamente a tutta quanta la Chiesa, non ai soli superiori, dei quali abbiamo parlato ieri, né ai soli fedeli laici, ma a tutti assolutamente. Ma perché allora cinque vergini sagge e cinque stolte? Queste vergini, cinque sagge e cinque stolte, sono assolutamente tutte le anime dei cristiani. Ma, per dirvi ciò che pensiamo per ispirazione di Dio, non sono le anime di qualsiasi specie, ma le anime che hanno la fede cattolica e si vedono praticare le opere buone nella Chiesa di Dio, eppure di esse cinque sono sagge e cinque stolte. Prima dunque vediamo perché sono indicate come cinque e come vergini e dopo consideriamo il resto. Ogni anima nel corpo è denotata col numero cinque perché fa uso dei cinque sensi. Noi infatti col corpo non percepiamo alcuna sensazione se non attraverso una porta di cinque sportelli: o con la vista, o con l’udito, o con l’odorato, o col palato, o col tatto. Orbene, chi si astiene dal vedere, dall’udire, dall’odorare, dal gustare o dal toccare cose illecite, riceve il nome di vergine.

Non basta né la verginità, né le opere buone.

2. 3. Ma se è un bene astenersi dai moti illeciti dei sensi e perciò qualunque anima cristiana ha ricevuto il nome di vergine, per qual motivo cinque di esse vengono fatte entrare e cinque sono respinte? Sono vergini eppure sono respinte. Non basta che siano vergini, ma hanno anche le lampade. Sono vergini in quanto si astengono dalle sensazioni illecite, hanno le lampade in quanto fanno le opere buone. Di queste opere il Signore dice: La vostra luce risplenda davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre vostro ch’è nei cieli1. Ai discepoli dice ugualmente: Siate sempre pronti con la cintura ai fianchi e le lampade accese2. Nei fianchi legati con la cintura è denotata la verginità, nelle lampade accese le opere buone.

È vergine ogni anima cristiana.

3. 4. È vero che non si è soliti parlare di verginità a proposito di persone coniugate, eppure anche nel matrimonio esiste la verginità della fedeltà, la quale produce la pudicizia coniugale. Mi spiego: perché la Santità vostra si convinca che ciascuno o ciascun’anima è chiamata, in modo non inopportuno, vergine in relazione ai sentimenti intimi e all’integrità della fede, con cui ci si astiene dalle cose illecite e si compiono le opere buone; [ricordatevi che] tutta la Chiesa, formata di ragazze e ragazzi, di donne maritate e di uomini ammogliati, è chiamata con il nome di vergine al singolare. Come proviamo quest’affermazione? Ascolta l’Apostolo che dice, non solo alle donne consacrate a Dio, ma assolutamente a tutta la Chiesa: Vi ho promessi in matrimonio a un solo sposo, a Cristo, per presentarvi a lui come una vergine pura 3. E poiché bisogna tenersi lontani dal diavolo ch’è il corruttore di tale verginità, lo stesso Apostolo, dopo aver detto: Vi ho promessi in matrimonio a un solo sposo, a Cristo, per presentarvi a lui come una vergine pura, soggiunge subito e dice: Temo però che, come il serpente con la sua malizia ingannò Eva, così i vostri pensieri vengano traviati dalla purezza riguardo a Cristo 4. Quanto al corpo sono pochi ad avere la verginità, ma tutti debbono averla nel cuore. Se dunque è cosa buona l’astensione dalle azioni illecite, e da ciò ha preso nome la verginità, e sono lodevoli le opere buone simboleggiate dalle lampade, perché mai sono fatte entrare solo cinque e le altre cinque sono respinte? Se uno è vergine e porta le lampade e tuttavia non vien fatto entrare, dove potrà veder se stesso chi non conserva la verginità astenendosi dalle cose illecite e, trascurando di praticare le opere buone, cammina nelle tenebre?

Oltre alla continenza e alle opere buone si richiede la carità.

4. 5. Di costoro, dunque, fratelli miei, di costoro piuttosto cerchiamo di trattare. Chi non vuol vedere né udire ciò ch’è male, chi distoglie l’odorato dagli effluvi illeciti che esalano dai sacrifici pagani e il palato dagli illeciti cibi dei sacrifici, chi fugge l’amplesso con la donna d’altri, spezza il pane agli affamati, ospita in casa i forestieri, veste gl’ignudi, mette pace tra i litiganti, visita i malati, dà sepoltura ai morti: ecco chi è vergine, chi ha le lampade. Che cosa vogliamo di più? Desidero qualcosa di più. “Che cosa vuoi ancora?” si dirà. Desidero ancora qualcosa. Ha destato la mia attenzione il santo Vangelo. Le stesse vergini che portavano anche le lampade, alcune le chiama sagge, altre stolte. Ma come possiamo discernerle? da che cosa possiamo distinguerle? Dall’olio. L’olio è il simbolo di qualcosa di grande, di molto importante. Non è forse la carità? Questa che vi faccio è una domanda, anziché un’affermazione precipitosa. Vi dirò perché mi pare che l’olio sia simbolo della carità. L’Apostolo dice: Io v’indico una via più sublime 5. Quale via più sublime addita? Se sapessi parlare le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come una campana che suona o un tamburo che rimbomba 6. Ecco la via più sublime, cioè la carità, che a giusto titolo è simboleggiata dall’olio. L’olio infatti rimane al di sopra di tutti i liquidi. Se si mette dell’acqua in un vaso e vi si versa sopra dell’olio, l’olio rimane alla superficie. Se ci metti olio e vi versi sopra acqua, l’olio rimane a galla. Se lo lasci al suo posto naturale l’olio sta sempre al di sopra; se tu volessi cambiare la sua posizione naturale tornerebbe sempre a galla. La carità non cadrà mai 7.

Che significa andare incontro allo sposo.

5. 6. E allora, fratelli? Trattiamo ormai delle cinque vergini sagge e delle cinque stolte. Volevano andare incontro allo sposo. Che significa: “andare incontro allo sposo”? Andare col cuore, aspettare il suo arrivo. Ma quello tardava. Mentre egli tardava si addormentarono tutte. Che significa tutte? Tanto le sciocche quanto le sagge si assopirono tutte e si addormentarono 8. È forse buono questo sonno? Che significa questo sonno? Forse per il ritardo dello sposo, poiché il male sarà assai diffuso, si raffredderà la carità di molti? Dovremo forse intendere in questo senso tale sonno? Non sono d’accordo, e dico perché. Perché tra quelle vergini ci sono quelle sagge; e in ogni modo quando il Signore disse: Poiché il male sarà assai diffuso, si raffredderà la carità di molti, soggiunse e disse: Ma chi persevererà sino alla fine sarà salvo 9. Dove volete che si trovino queste prudenti? Non volete forse che si trovino tra coloro che perseverarono sino alla fine? Non per altro motivo, fratelli, assolutamente per alcun altro motivo sarebbero state fatte entrare se non perché avevano perseverato sino alla fine. Non s’insinuò dunque di nascosto in esse il freddo della carità, in esse non si raffreddò la carità, ma continuò ad ardere sino alla fine. Poiché continuò ad ardere sino alla fine, si aprirono per esse le porte dello sposo; per questo fu detto loro di entrare come a quell’ottimo servo: Entra e partecipa alla gioia del tuo Signore 10. Che significa dunque: Furono prese tutte dal sonno? Si tratta d’un altro sonno che non può essere evitato da nessuno. Non vi ricordate di quanto dice l’Apostolo: Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono 11, cioè riguardo a coloro che sono morti? E per qual motivo si chiamano “dormienti” se non perché nel giorno destinato risorgeranno? Si addormentarono dunque tutte. Forse perché una è prudente non morrà? Che una vergine sia sciocca o saggia, tutte dovranno sottostare al sonno della morte.

6. 7. Talora però la gente dice: “Ecco che viene il giorno del giudizio, tanti sono i tristi eventi, tanto si moltiplicano le tribolazioni; ecco, si sono adempiute quasi tutte le predizioni dei Profeti, ormai è imminente il giorno del giudizio”. Coloro che dicono così, e lo dicono con fede, vanno con siffatti pensieri, per così dire, incontro allo sposo. Ma ecco una guerra dopo l’altra, una tribolazione dopo l’altra, un terremoto dopo l’altro, una carestia dopo l’altra, un popolo si solleva contro un altro popolo ma lo sposo ancora non viene. Quando dunque ancora si aspetta che venga, si addormentano tutti coloro che dicono: “Ecco, viene il giorno del giudizio e ci troverà ancora in vita”. E mentre parlano in questo modo si addormentano. Ciascuno dunque sia vigilante fino a quando arriva il sonno e perseveri nella carità fino al momento di prendere sonno; il sonno lo trovi in attesa dello sposo. Supponiamo che si sia addormentato. Colui che dorme non si volgerà forse per risorgere? 12. Tutte dunque si addormentarono: sia le sagge che le sciocche, si addormentarono tutte.

Il grido a mezzanotte.

7. 8. Ecco che a mezzanotte si udì un grido 13. Che significa: a mezzanotte? Quando non si spera, quando non si crede affatto. Dice “notte” nel senso di “ignoranza”. Qualcuno tra sé e sé fa questo calcolo: “Ecco, da Adamo sono passati tanti anni e siamo ormai al termine di seimila anni; ora, secondo i calcoli d’alcuni interpreti, deve venire senz’altro il giorno del giudizio”. Ma tutti questi calcoli se ne vanno e passano e lo sposo tarda ancora a venire, e sono immerse nel sonno le vergini che gli erano andate incontro. Ma ecco che, mentre non si spera più, mentre si dice: “Sono passati i seimila anni che aspettavamo, e come potremo sapere ora quando verrà?”, egli verrà a mezzanotte. Che significa: “Verrà a mezzanotte”? Verrà quando non lo saprai. Perché verrà quando non lo saprai? Ascolta il Signore in persona: Non spetta a voi sapere il tempo che il Padre si è riservato di fissare 14. Il giorno del Signore – dice l’Apostolo – verrà come un ladro di notte 15. Veglia dunque di notte per non essere sorpreso dal ladro. Poiché, volere o no, il sonno della morte verrà.

La risurrezione e l’olio nei vasetti.

7. 9. Ma ciò avverrà solamente quando a metà della notte si farà udire un grido. Qual è questo grido, se non quello di cui parla l’Apostolo? In un batter d’occhio, quando si sentirà l’ultimo suono di tromba. Poiché sonerà la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati 16. Orbene, dopo che a mezzanotte si sarà fatto sentire il grido con cui si annuncerà: Ecco, arriva lo sposo, che cosa seguirà? Si alzarono tutte. Che cosa vuol dire si alzarono tutte? Verrà un’ora – lo disse il Signore in persona – in cui tutti i morti, che sono nelle tombe udranno la sua voce e verranno fuori 17. Si alzarono dunque tutte all’ultimo suono della tromba. Ma le sagge avevano portato con loro l’olio nei vasetti; le stolte invece non avevano portato l’olio con loro 18. Che vuol dire: non avevano portato l’olio nei loro vasetti? Che significa: nei loro vasetti? Nei loro cuori. Per questo l’Apostolo dice: il nostro vanto consiste nella testimonianza della nostra coscienza 19. Lì dentro c’è l’olio, un olio importante; quest’olio proviene da un dono di Dio. Per conseguenza gli uomini possono mettere olio entro i vasetti, ma non possono creare un ulivo. “Ecco, io ho l’olio”; sei stato forse tu a creare l’olio? Esso è un dono di Dio. Se hai l’olio, portalo con te. Che cosa vuol dire: “portalo con te”? Abbilo nel tuo intimo, lì devi piacere a Dio.

Che vuol dire portare l’olio con sé.

8. 10. Ebbene, ecco queste vergini stolte che non hanno portato l’olio con loro: con la loro continenza per cui sono chiamate vergini, e con le opere buone, quando sembra che portino le lampade, desiderano solo piacere agli uomini. Ma se desiderano solo piacere agli uomini e a tale scopo compiono tutte queste azioni lodevoli, non portano l’olio con loro. Tu dunque portalo con te, portalo nel tuo interno dove ti vede Dio; lì dentro devi portare la testimonianza della tua coscienza. Chi invece si propone quale movente delle proprie azioni la testimonianza proveniente dagli altri, non porta l’olio con sé. Se dunque ti astieni dalle cose illecite e compi opere buone, per essere lodato dalla gente, nel tuo intimo non c’è l’olio. Per conseguenza, quando la gente non ti loderà, si spegneranno le lampade. La Carità vostra consideri quindi attentamente questa circostanza: prima che le vergini si addormentassero, il Vangelo non dice che le loro lampade si fossero spente. Le lampade delle sagge ardevano per l’olio interno, per la tranquillità della loro coscienza, per il vanto intimo, per l’intima carità. Ardevano tuttavia anche le lampade delle sciocche. Perché allora ardevano? Perché non mancavano le lodi umane. Al contrario, dopo essersi svegliate, cioè nella risurrezione dei morti, presero a preparare le lampade, cioè a prepararsi a render conto delle proprie azioni a Dio. Ma allora non ci sarà nessuno che loderà, ciascuno penserà al proprio caso e tutti penseranno a se stessi; ecco perché non c’era nessuno che vendesse l’olio, le lampade cominciarono a spegnersi e le sciocche si rivolsero alle sagge dicendo: Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono 20. Chiedevano quello a cui erano abituate, cioè a risplendere con l’olio degli altri, a comportarsi alla stregua delle lodi loro fatte dagli altri. Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.

Le vergini sciocche derise dalle sagge.

8. 11. Ma quelle risposero: Perché potrebbe non bastare né a noi né a voi; andate piuttosto a comprarvelo dai venditori 21. Questa non è una risposta di persone che consigliavano, ma che canzonavano. Perché di persone che canzonavano? Perché quelle vergini erano sagge, perché avevano in sé la saggezza. In realtà però non erano sapienti per loro merito, ma avevano in sé la sapienza, della quale in un libro sacro sta scritto che a coloro che la disprezzano, quando si troveranno nelle sciagure da essa minacciate, dice: Anch’io mi riderò della vostra sventura 22. Che c’è di strano se le sagge scherniscono le sciocche? Che vuol dire “schernire”?

Chi vende e chi compra l’olio.

9. 12. Andate dai venditori e compratelo, poiché eravate solite vivere bene solo perché vi lodava la gente che vi vendeva l’olio. Che significa: “vendevano l’olio”? Vendevano le lodi. Chi sono i venditori di lodi, se non gli adulatori? Quanto meglio sarebbe stato se non vi foste accontentate delle lodi degli adulatori e aveste portato nel vostro intimo l’olio e aveste fatto le opere buone solo per avere la testimonianza della vostra coscienza! Allora avreste detto: Il giusto mi riprenderà con misericordia e mi sgriderà, ma l’olio del peccatore non ungerà la mia testa 23. È meglio per me – dice – che mi riprenda, mi sgridi, mi schiaffeggi, mi corregga il giusto, anziché mi unga la testa l’olio del peccatore. Che significa “l’olio del peccatore”, se non le lusinghe dell’adulatore?

L’umiltà delle vergini sagge.

9. 13. Andate dunque dai venditori, come siete abituate a fare. Ma noi non ve lo diamo. Perché? Forse potrebbe non bastare né a noi né a voi. Che significa: potrebbe non bastare? Non è una risposta suggerita da mancanza di speranza, ma da sobria e santa umiltà. Quantunque una persona dabbene abbia la coscienza pulita, come fa a sapere in qual modo giudicherà Colui che non è ingannato da nessuno? Ha la coscienza serena; non è solleticato da colpe che aveva concepite nel cuore ma, a causa di qualche peccato che si commette ogni giorno della vita umana, sebbene abbia la coscienza tranquilla, tuttavia dice a Dio: Rimetti a noi i nostri debiti, perché ha messo in pratica l’affermazione che segue: Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori 24. Ha spezzato di cuore il pane agli affamati, ha vestito di cuore gli ignudi; ha compiuto le opere buone in virtù dell’olio interiore, eppure la stessa buona coscienza è trepidante a causa del giudizio di Dio.

Le lodi umane non valgono nulla nel giorno del giudizio.

9. 14. Vedi che cosa vuol dire: Dateci un po’ d’olio. Si sentirono rispondere: Andate piuttosto dai venditori 25. Abituate come siete a vivere bene per le lodi umane, per questo voi non portate l’olio con voi, ma noi non ve lo diamo perché potrebbe non bastare né a noi né a voi. In realtà noi a mala pena osiamo giudicare noi stesse, tanto meno possiamo giudicare voi. Che vuol dire: “A mala pena osiamo giudicare noi stesse”? Vuol dire che quando il re della giustizia si sarà assiso in trono, chi si potrà vantare d’avere il cuore puro? 26. Forse tu non trovi nulla di riprovevole nella tua coscienza, ma lo vede Colui che ci vede meglio, il cui sguardo divino penetra nei segreti più profondi: vede forse qual cosa, trova forse qualcosa di male. Quanto faresti meglio a dirgli: Non entrare in giudizio col tuo servo 27. E quanto meglio faresti a dirgli: Rimetti a noi i nostri debiti 28. Poiché a causa di quelle fiaccole, di quelle lampade sarà detto anche a te: Avevo fame e mi hai dato da mangiare 29. Che dire dunque? Non fecero così anche le stolte? Sì, ma non lo fecero agli occhi di Dio. Ma allora in qual modo lo fecero? Lo fecero come proibisce di farlo il Signore, che disse: Badate di non fare le vostre opere buone davanti alla gente per essere ammirati da essa; altrimenti non riceverete alcuna ricompensa dal Padre vostro, ch’è in cielo. E quando pregate, non imitate gl’ipocriti, poiché amano stare in piedi sulle piazze e pregare per essere visti dalla gente. Io vi assicuro che hanno già ricevuta la ricompensa 30. Comprarono l’olio, sborsarono il prezzo; comprarono, non furono defraudati delle lodi umane; andarono in cerca delle lodi umane, le ebbero. Nel giorno del giudizio però queste lodi umane non potranno servir loro a nulla. Ma quelle altre come agirono? Le vostre opere buone risplendano davanti alla gente, perché vedano le vostre buone azioni e diano gloria al Padre vostro ch’è nei cieli 31. Non dice: “Diano gloria a voi”. L’olio infatti non l’hai per merito tuo. Vàntati e di’: “Io ce l’ho, ma perché datomi da lui”. In realtà che cosa hai che non hai ricevuto? 32. Quelle agirono in quel modo, queste invece in quest’altro modo.

9. 15. Non c’è da meravigliarsi però che, mentre [le stolte] vanno a comprare, mentre cioè vanno in cerca d’individui da cui esser lodate, ma senza trovarli, mentre vanno in cerca d’individui da cui ricevere incoraggiamenti, ma senza trovarli, si apre la porta, arriva lo Sposo e la sposa, cioè la Chiesa già glorificata con Cristo in modo che tutte le membra si riuniscano a tutto il corpo. [Le sagge allora] entrarono con lui nella sala del banchetto nuziale e la porta fu chiusa 33. Arrivarono poi anche le stolte, ma riuscirono forse a comprare l’olio o trovarono chi glielo vendesse? Per questo motivo trovarono le porte chiuse; si misero a bussare, ma troppo tardi.

Perché a chi bussa non viene aperto.

10. 16. È stato detto, ed è vero, è stato detto senza inganno: Bussate e vi sarà aperto 34, ma si deve bussare adesso ch’è il tempo della misericordia, non quando sarà il tempo del giudizio. Poiché questi tempi non possono confondersi, dal momento che la Chiesa canta al proprio Signore la misericordia e la giustizia 35. Pèntiti ora ch’è tempo di misericordia. Ti pentirai forse al tempo del giudizio? Se farai così ti troverai tra le vergini alle quali fu chiusa in faccia la porta. Signore, Signore, aprici 36. Non si pentirono forse di non aver portato l’olio con loro? Ma che cosa giovò la tardiva resipiscenza, quando furono derise dalla vera sapienza? La porta, dunque, fu chiusa. E che cosa fu detto loro? Non so chi siete 37. Non le conosceva forse Colui che conosce tutto? Che significa allora: Non so chi siete? Io non vi approvo, ma vi riprovo. Io non vi riconosco conformi alla mia sapienza creatrice; essa non conosce i vizi ma, cosa da sottolineare, non li conosce eppure li giudica. L’ignora perché non li ha fatti, ma li giudica perché li biasima. In questo senso dunque io non vi conosco.

Come imitare le cinque vergini prudenti.

10. 17. Le cinque vergini prudenti andarono [incontro allo sposo] ed entrarono [nella sala]. Siete molti, fratelli miei, che vi chiamate cristiani; magari ci fossero fra voi quelle cinque prudenti, ma non dovete essere solo cinque di numero. Ci siano tra voi persone come le cinque vergini sagge, appartenenti cioè alla saggezza raffigurata dal numero cinque. Verrà infatti l’ora, ma non sappiamo quando verrà. Verrà a mezzanotte: vegliate. Così conclude il Vangelo: Vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora 38. Se dunque è inevitabile addormentarci, in qual modo potremo vegliare? Veglia col cuore, con la fede, con la speranza, con la carità, con le opere; e quando ti sarai addormentato col corpo, verrà il momento d’alzarti. Quando poi ti sarai alzato, prepara le lampade. Allora non si spengano, allora vengano alimentate dall’olio interno della coscienza; allora lo sposo venga abbracciato con amplessi spirituali; allora t’introduca nella casa ove non dovrai mai dormire, dove la tua lampada non potrà spegnersi mai. Oggi al contrario ci affanniamo e le nostre lampade sono agitate dai venti di questo mondo e dalle tentazioni; ma la nostra fiamma arda per la fortezza d’animo in modo che il vento della tentazione, anziché spegnerla, accresca la fiamma.

Note

1 – Mt 5, 16.

2 – Lc 12, 35.

3 – 2 Cor 11, 2.

4 – 2 Cor 11, 3.

5 – 1 Cor 12, 31.

6 – 1 Cor 13, 1.

7 – 1 Cor 13, 8.

8 – Mt 25, 5.

9 – Mt 24, 12.

10 – Mt 25, 21. 23.

11 – 1 Ts 4, 13.

12 – Sal 40, 9.

13 – Mt 25, 6.

14 – At 1, 17.

15 – 1 Ts 5, 2.

16 – 1 Cor 15, 52.

17 – Gv 5, 28-29.

18 – Mt 25, 34.

19 – 2 Cor 1, 12.

20 – Mt 25, 8.

21 – Mt 25, 9.

22 – Prv 1, 26.

23 – Sal 140, 5.

24 – Mt 6, 12.

25 – Mt 25, 8.

26 – Cf. Prv 20, 8-9.

27 – Sal 142, 2.

28 – Mt 6, 12.

29 – Mt 25, 35.

30 – Mt 6, 1-5.

31 – Mt 5, 16.

32 – 1 Cor 4, 7.

33 – Mt 25, 10.

34 – Mt 7, 7.

35 – Cf. Sal 100, 1.

36 – Mt 25, 11.

37 – Mt 25, 10. 12.

38 – Mt 25, 13

OMELIA 78

Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque erano sagge e cinque stolte che, dice, non presero olio. Le sagge invece presero olio, in piccoli vasi, insieme alle lampade. Poiché lo sposo tardava1, e quel che segue.

LA VERGINITÀ DEVE ESSERE UNITA ALL’ELEMOSINA

1. Queste parabole sono simili a quella precedente del servo fidato e di quello ingrato, che ha dilapidato i beni del padrone. Quattro sono infatti le parabole che ci esortano tutte, in modo differente, intorno ai medesimi argomenti; mi riferisco all’impegno per l’elemosina e al fatto di aiutare il prossimo in tutto ciò che possiamo, perché non è possibile salvarsi diversamente. Ma in quell’altra parabola2 parla più in generale di ogni tipo di aiuto che si deve mostrare nei confronti del prossimo; invece in quella delle vergini parla specificamente dell’elemosina in rapporto ai nostri beni, e in termini più forti che nella parabola precedente. Qui infatti punisce chi percuote, si ubriaca, dilapida e manda in rovina i beni del padrone, mentre nell’altro caso castiga chi non soccorre né elargisce generosamente i propri beni agli indigenti. Certo3 avevano olio, ma non in abbondanza; perciò sono punite. Ma perché presenta questa parabola i cui personaggi sono le vergini e non propone semplicemente un personaggio qualunque? Aveva parlato della verginità in termini eccellenti dicendo: Vi sono eunuchi che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli4, e: Chi può capire, capisca5. Sa che la maggior parte degli uomini ha un alto concetto della verginità; si tratta di una realtà eccellente per natura e ciò è dimostrato dal fatto che nell’Antico Testamento non è stata realizzata da quegli antichi e santi uomini e nel Nuovo Testamento non è caduta sotto la necessità di una legge, perché non l’ha ordinata, ma l’ha lasciata alla libera scelta degli ascoltatori. Perciò Paolo dice: Quanto alle vergini, non ho alcun comando del Signore6. Lodo chi la osserva, ma non costringo chi non vuole né ne faccio un precetto. Poiché si trattava di una virtù grande e di cui i più avevano un’alta opinione, perché nessuno, praticandola, avesse l’atteggiamento come di chi ha realizzato tutto e trascurasse le altre virtù, presenta questa parabola, sufficiente a persuadere che la verginità, anche se ha tutto il resto, ma è priva del bene che proviene dall’elemosina, viene respinta insieme ai fornicatori, e pone chi è crudele e senza pietà insieme ad essi. E senz’altro a ragione, perché l’uno si è lasciato vincere dall’amore per il corpo, le altre invece da quello per il danaro. Non è sullo stesso piano l’amore per il corpo e quello per il danaro, ma l’amore per il corpo è molto più acuto e tirannico. Quanto è più debole l’avversario, tanto più sono inescusabili quelle che ne sono state vinte. Perciò le chiama stolte, perché, mentre fronteggiarono la fatica maggiore, abbandonarono tutto per quella minore7. Chiama qui lampade il dono stesso della verginità, la purezza della santità; olio invece la bontà, l’elemosina, l’aiuto verso i bisognosi.

NELL’ALTRA VITA, SE MANCANO LE OPERE BUONE,

NESSUNO POTRÀ VENIRE IN AIUTO

Poiché lo sposo tardava, tutte si assopirono e si addormentarono8 e. Mostra di nuovo che non sarà di breve durata il tempo intermedio, distogliendo i discepoli dall’aspettarsi che il suo regno sarebbe apparso immediatamente. Essi speravano questo; perciò continuamente li allontana da questa speranza. Insieme a ciò manifesta anche che la morte è un sonno. Si addormentarono, dice. A mezzanotte risuonò un grido9. O rimane nell’ambito della parabola oppure indica ancora che la resurrezione avverrà di notte. Anche Paolo indica il grido, dicendo: A un ordine, al grido di un arcangelo, allo squillo dell’ultima tromba, scenderà dal cielo10. Che vogliono dire le trombe? Che significa il grido?

Viene lo sposo11. Poiché prepararono le lampade, dicono le stolte alle sagge: Dateci del vostro olio12. Le chiama ancora stolte, mostrando che non c’è niente di più stolto di coloro che accumulano ricchezze quaggiù e se ne vanno privi di tutto lassù, dove abbiamo bisogno soprattutto di bontà, di molto olio. Non erano stolte solo per questo, ma perché si aspettavano che avrebbero ricevuto olio dalle altre vergini e lo chiesero al momento inopportuno; eppure non c’era nulla di più generoso delle vergini sagge, che soprattutto per questo motivo si segnalarono. Non chiedono tutto il loro olio: Dateci del vostro olio, dice, e mostrano l’urgenza della loro necessità: perché le nostre lampade si spengono13. Ma anche così non riuscirono nel loro intento; né la generosità di quelle cui avevano chiesto l’olio, né la facilità della richiesta, né la necessità e l’urgenza fecero sì che raggiungessero il loro obiettivo. Quale insegnamento ne ricaviamo? Che lassù, se ci mancano le opere buone, nessuno potrà accorrere in nostra difesa, non perché non vuole, ma perché non può. Certo queste vergini stolte fanno ricorso a ciò che è impossibile. Lo ha indicato il beato Abramo dicendo: Tra noi e voi c’è un grande abisso, sicché coloro che vogliono passare non possono14.

Andate dai venditori e compratene15. Chi sono i venditori? I poveri. E dove si trovano costoro? Quaggiù; allora bisognava cercare l’olio, non in quel momento.

Vedi che grande affare ci viene dai poveri? Se li elimini, elimini una grande speranza della nostra salvezza. Perciò si deve raccogliere l’olio quaggiù, perché sia utile lassù, quando il tempo ci invita16, perché il momento della raccolta non è quello, ma questo. Dunque non consumare invano i tuoi beni in mollezze e vanagloria; lassù hai bisogno di molto olio. Udite queste parole, quelle vergini se ne andarono, ma non ne trassero alcun vantaggio17. Lo dice o per restare nell’ambito della parabola e ordirne la trama18, o per mostrare con questo che, anche se diventiamo generosi dopo la nostra dipartita da questo mondo, non ne trarremo alcun vantaggio per sfuggire al castigo. Quindi ad esse non fu sufficiente l’impegno, perché non andarono dai venditori quaggiù, ma lassù, e non bastò al ricco, quando divenne così generoso da preoccuparsi per i suoi congiunti19. Quello infatti che non si curava di chi giaceva alla sua porta20, si dà da fare per strappare ai pericoli della geenna quelli che nemmeno vedeva, e supplica che sia mandato qualcuno a riferire loro quello che stava soffrendo21. Ma tuttavia non ne trassero alcun vantaggio né lui né esse.

Dopo che, udite quelle parole, se ne andarono, arrivò lo sposo, e quelle che erano pronte, entrarono con lui, mentre le altre rimasero chiuse fuori22. Dopo molte fatiche, dopo innumerevoli sforzi e quella insostenibile battaglia e i trofei che avevano innalzato contro la furia della natura23, svergognate e con le lampade spente, si ritiravano a capo chino. Non c’è niente di più oscuro della verginità che non ha la misericordia; così la gente suole chiamare tenebrosi coloro che sono senza pietà. Dove era dunque il vantaggio della verginità, quando non videro lo sposo e, dopo aver bussato, non vennero a capo di nulla, ma udirono quella terribile frase: Andate via, non vi conosco24? Quando egli dice questo, non rimane nient’altro se non la geenna e la punizione intollerabile; anzi questa frase è più dura anche della geenna. Ha usato questa espressione anche nei confronti degli operatori di iniquità25.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora26. Vedi come aggiunga questo continuamente, per mostrare che è utile ignorare il momento della dipartita da questa vita? Dove sono ora quelli che per tutta la vita sono negligenti e quando vengono rimproverati da noi rispondono: «Lascio i miei beni agli indigenti al momento della morte»? Ascoltino queste parole e si correggano. Difatti molti in quel momento non ci sono riusciti, perché sono stati strappati repentinamente da questa vita, e non è stato loro consentito di dare disposizioni ai familiari sulla loro volontà.

Dalle Omelie sul vangelo di Matteo/3 di Giovanni Crisostomo.

Parabola delle dieci vergini

«Il regno dei cieli è simile a dieci vergini»27, e ciò che segue.

Sulla base delle parole precedenti si può capire anche il significato di questo passo. Tutto il discorso, infatti, riguarda il gran giorno del Signore, quando i pensieri segreti degli uomini saranno svelati mediante l’indagine del giudizio di Dio e la vera fede nel Dio atteso otterrà la ricompensa di una speranza non dubbiosa28. In modo chiaro nelle cinque vergini sagge e nelle cinque stolte29 è stata stabilita la divisione tra i credenti e gli increduli, come immagine della quale Mosè aveva ricevuto i dieci comandamenti scritti interamente su due tavole30, e la doppia pagina, ripartendo tra la destra e la sinistra ciò che apparteneva a ognuna di esse, segnava la divisione tra i buoni e i cattivi, benché riuniti sotto uno stesso testamento31.

Lo sposo e la sposa rappresentano nostro Signore Dio nel corpo: come lo Spirito è uno sposo per la carne, cosi la carne è una sposa per lo Spirito32. Quando la tromba suona il risveglio, si va incontro solo allo sposo: i due infatti erano ormai una sola cosa, poiché l’umiltà della carne aveva conseguito la gloria dello spirito33. Ma in un primo momento noi ci prepariamo ad andare incontro alla risurrezione dei morti compiendo i doveri di questa vita34. Le lampade rappresentano la luce delle anime risplendenti, che brillano per il sacramento del battesimo35. L’olio36 è il frutto di una buona opera37. I vasi38 sono i corpi umani39, all’interno dei quali deve essere conservato il tesoro di una buona coscienza40. I venditori41 sono coloro che, bisognosi della misericordia dei credenti, rendono in cambio la mercanzia loro richiesta: cioè, stufi della propria indigenza, vendono a noi la coscienza di una buona azione. È questa che alimenta in abbondanza una luce inestinguibile, e che bisogna comprare e conservare per mezzo dei frutti di misericordia. Le nozze42 sono l’assunzione dell’immortalità sulla base di una nuova allenza. Il ritardo dello sposo43 è il tempo del pentimento. Il sonno di quelle che attendono è il riposo dei credenti e la morte temporanea di tutti nel tempo della penitenza44. Il grido a mezzanotte45, tra l’ignoranza generale, è la voce della tromba, che prece de la venuta del Signore46 e risveglia tutti perché vadano incontro allo sposo. Le lampade che si prendono47 sono il ritorno delle anime nei corpi48, e la loro luce è la coscienza risplendente di opere buone, racchiusa nei piccoli vasi dei corpi.

Le vergini sagge sono le anime che, cogliendo il momento favorevole, durante il quale si trovano nei corpi per compiere opere buone, si sono preparate per andare per prime incontro alla venuta del Signore. Le stolte invece sono le anime che, rilassate e negligenti, hanno avuto solo la preoccupazione delle cose presenti, e, dimentiche delle promesse di Dio, non si sono protese fino alla speranza della risurrezione. E poiché le stolte non possono andare incontro con le lampade spente, chiedono a quelle, che erano sagge, di prestare loro dell’olio49. Ma queste risposero che non potevano dargliene, perché non ce ne sarebbe stato abbastanza per tutte50: il che significa che nessuno deve appoggiarsi sulle opere e sui meriti altrui, poiché è necessario che ognuno compri dell’olio per la propria lampada51. E le esortano a tornare a comprarsene, perché, obbedendo anche in ritardo ai comandamenti di Dio, siano rese degne di andare incontro al Signore con le lampade accese. Ma, mentre si attardavano, lo sposo entrò e insieme con lui, le sagge, velate52 e pronte con le lampade accese, entrano alle nozze53, cioè accedono alla gloria celeste nel momento della venuta gloriosa del Signore. E poiché non hanno piu tempo per pentirsi, le stolte accorrono e cominciano a chiedere di aprire loro la porta54. E lo sposo risponde loro: «Non vi conosco»55. Esse non erano state presenti per servire colui che arrivava, non erano accorse alla voce della tromba56 che chiamava e non si erano aggregate al corteo di quelle che entravano, ma per il loro ritardo e il loro comportamento indegno, avevano perso il tempo per entrare alle nozze.

Dal Commentario a Matteo (capitolo XXVII) di Sant’Ilario di Poitiers, vescovo.

Lunedì 2 novembre 2026

Abbazia Santa Maria di Pulsano

1 – Mt 25,1-5

2 – La parabola del servo fidato e di quello malvagio: cf. Mt 24,45ss.

3 – Il riferimento è alle vergini stolte.

4 – Mt 19,12.

5 – Ibid.

6 – 1 Cor 7,25

7 – In quanto le stolte affrontarono la fatica maggiore della verginità, mentre trascurarono quella minore relativa all’elemosina.

8 – Mt 25,5.

9 – Mt 25,6.

10 – 1 Ts 4,16.

11 – Mt 25,6.

12 – Mt 25,8.

13 – Ibid.

14 – Lc 16,26.

15 – Mt 25,9.

16 – Invita cioè a compiere opere di misericordia in questa vita, perché dopo non sarà più possibile.

17 – Cf.Mt 25,10.

18 – Nel senso che costituisce un elemento che dà al racconto una maggiore organicità e lo struttura in modo più compiuto da un punto di vista letterario.

19 – Cf.Lc16,27-28.

20 – Si tratta del ricco epulone che trascurava il povero Lazzaro: cf. Lc 16,19-20.

21 – Ibid.

22 – Cf.Mt 25,10.

23 – Perché avevano affrontato la fatica maggiore della verginità, come Crisostomo ha sottolineato in precedenza.

24 – Mt 25,12.

25 – Cf. Mt 7,23.

26 – Mt 25,13.

27 – Mt. 25,1

28 – Cf. I Cor. 3,13

29 – Cf. Mt. 25,2

30 – Cf. Es. 32,15

31 – L’antica e la nuova Legge sono separate, ma restano unite: cf. Tert., Adv. Mare. 4, 1, 1, 3

32 – Cf. Tert., De resurr. 63,1

33 – Cf. 10,24

34 – Cf. Tert., De resurr. 34,11

35 – Cf. Tert., De an. 41,4; Cypr., Ad Donat. 4

36 – Cf. Mt. 25,3

37 – Cf. 5,2

38 – Cf. Mt. 25,4

39 – Cf. Sen., Dia/. 6, 11, 3; Tert., De an. 40,2; De resurr. 16,4

40 – Cf. Mt. 25,9

41 – Cf. Cypr., De eleem. 7

42 – Cf. Mt. 25,10

43 – Cf. Mt. 25,5

44 – Cf. Tert., De an. 55,4-5; 58,8

45 – Cf. Mt. 25,6

46 – Cf. I Tess. 4,16

47 – Cf. Mt. 25,7

48 – Cf. Tert., De an. 33,11

49 – Cf. Mt 25,8

50 – Cf. Mt. 25,9

51 – Cf. Tert., De resurr. 48,10, dove commenta I Cor. 15,23 e 50,2

52 – Cf. Tert., De virg. vel. 7,2, dove commenta I Cor. 11,6

53 – Cf. Mt. 25,10

54 – Cf. Mt. 25,11

55 – Mt. 25,12

56 – Cf. I Tess. 4,11