Per scaricare l’articolo clicca qui:  Lectio Narrativa XVII Dom. Tempo Ord. A 2026

Mt 13,44-52; 1 Re 3,5.7-12 (leggi 3,4-15); Sal 118; Rm 8,28-30

La XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) nel rito latino segna il culmine del “Discorso in Parabole” di Matteo (c.13). Il movimento narrativo di questa domenica è dominato dal colpo di scena della scoperta inaspettata, dalla psicologia della gioia e dal coraggio della scelta radicale. Gesù conclude il suo grande insegnamento parabolico svelando che l’incontro con il Regno di Dio non è un obbligo moralistico opprimente, ma un’attrazione amorosa così immensa da rendere felice e naturale la perdita di tutto il resto.

1. Prima Lettura (1 Re 3,5.7-12)

  • Il movimento del racconto: Il giovane re Salomone si trova a Gabaon. Di notte, il Signore gli appare in sogno e gli fa una proposta aperta, quasi un assegno in bianco: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».

  • Lectio Narrativa: Salomone si trova all’inizio del suo mandato e sperimenta tutta la propria fragilità. Di fronte a Dio si spoglia di ogni orgoglio geopolitico e si definisce come un “ragazzo piccolo” che non sa come regolarsi. Compie allora un colpo di scena relazionale. Non chiede ciò che tutti i sovrani della terra avrebbero chiesto (ricchezza, gloria, truppe armate o la morte dei nemici). Chiede invece: «Concedi al tuo servo un cuore docile (un cuore che ascolta), perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male».

  • Il verdetto: Questa richiesta priva di egoismo commuove il Protagonista. Dio gli concede una sapienza millimetrica, dimostrando che quando un personaggio cerca prima di tutto la Parola e l’ascolto, riceve un’eccedenza d’amore che guarisce ogni sua insufficienza quotidiana.

Salmo Responsoriale: Sal 118, 57.72.76-77.127-128.129-130 DSap

Rit. Quanto amo la tua legge, Signore!

Il Salmo 119 (nella numerazione liturgica Salmo 118), non è un semplice elenco di precetti giuridici desunti dalle “stanze” del salmo ordinate secondo le 22 lettere dell’alfabeto ebraico, ma il canto d’amore e di estasi di un uomo che ha scoperto il valore assoluto della Parola di Dio. E così il v. 57 dall’VIII stanza, lettera Het; il v. 72 dalla IX, Tet; i vv. 76-77 dalla X, Iod; i vv. 127-128 dalla XVI, ʼAjin; i vv. 129-130 dalla XVII, Pe. Come si sa questo salmo è contemplazione che si fa “elogio della Parola”.

Nella trama della liturgia domenicale, questo testo funge da perfetto ponte orante tra la scelta sapiente di Salomone (che chiede un “cuore che ascolta”) e le parabole del Tesoro e della Perla preziosa.

Letto narrativamente, il salmo mette in scena la psicologia di un personaggio che ha trovato la sua ricchezza e compie l’azione dell’accoglienza gioiosa, dichiarando che la Legge del Signore vale più di fiumi d’oro e d’argento.

Ecco la lectio narrativa dei movimenti di questa preghiera domenicale:

1. La Scenografia: Il “Tesoro” della Parola (v. 57)

Il salmo si apre con una scelta di campo perentoria che definisce l’orizzonte del personaggio:

«La mia parte è il Signore: ho promesso di custodire le tue parole. Bene per me è la legge della tua bocca, più di migliaia di pezzi d’oro e d’argento».

  • Il ribaltamento del valore: Il salmista compie lo stesso identico movimento drammatico del contadino e del mercante dell’evangelo. Mette a confronto i beni materiali più ambiti del mondo antico — l’oro e l’argento della potenza geopolitica dei re — con le parole uscite dalla bocca di Dio. Il verdetto è un colpo di scena interiore: la Parola non è un dovere pesante, ma è la mia parte, il mio patrimonio personale, un tesoro che supera ogni ricchezza economica.

2. Il colpo di scena interiore: L’Amore che consola (vv. 76-77)

Al centro del salmo, l’orante sperimenta la propria fragilità e le fatiche della storia, ma si rifugia nella roccia della vicinanza paterna di Dio: «Il tuo amore sia la mia consolazione, secondo la promessa fatta al tuo servo. Venga a me la tua misericordia e io avrò vita, perché la tua legge è la mia delizia».

  • La Parola come Delizia: Il termine “delizia” (ša’ăšū’îm in ebraico) evoca qualcosa che fa gioire, un gioco amoroso, una carezza. Ritroviamo il dettaglio decisivo dell’evangelo: l’adesione a Dio avviene «pieno di gioia» (cf Mt 13,44-52). La fede non nasce dal moralismo opprimente di un tribunale, ma dal fascino di un amore che consola e guarisce la sterilità del cuore.

   [La logica del Mondo]   ──► Cerca la ricchezza nell'Oro e nell'Argento ──► Ansia del possesso 
             
             (Il ribaltamento del Salmo) 
   [La logica del Discepolo]──► Trova la "Delizia" nella Legge della Bocca ──► Gioia piena e Ristoro

3. Il Verdetto della scelta radicale (vv. 127-130)

I versetti finali del testo domenicale descrivono l’effetto della comunione” profonda con Dio e il coraggio del distacco dai vecchi beni domestici: «Perciò amo i tuoi comandi più dell’oro, dell’oro più puro. Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti e odio ogni via di menzogna».

  • La spoliazione felice: Amo i comandi più dell’oro puro. Il salmista ha “masticato” (trōgein) il testo sacro così a lungo da averne assimilato i criteri. Avendo scoperto la perla preziosa, getta via i vecchi mantelli delle illusioni umane e della menzogna, perché non ne ha più bisogno.

  • La luce per i piccoli: Il salmo si sigilla con una splendida immagine visiva e acustica: «La rivelazione delle tue parole illumina, dona intelligenza ai semplici». Ritroviamo la teologia dei piccoli (nēpíois) (cf Mt 11,25-30): la sapienza del Regno non è accessibile ai dotti accecati dal proprio ego accademico, ma si spalanca davanti a chi si fa “piccolo”, accostandosi alla Parola con il cuore docile e aperto di chi sa ancora stupirsi.

Il collegamento liturgico con l’Assemblea

Domenica, cantando questo salmo, l’assemblea dei fedeli compie il terzo gradino della Lectio Divina (Oratio). Non recita concetti astratti: “loda” davanti all’altare la gioia della propria scoperta. Il canto del salmo diventa la risposta grata di una comunità che, avendo trovato il Tesoro nascosto nel campo della Chiesa, dichiara a Dio la propria disponibilità a vendere tutto il passato per custodire l’unica Parola che dona la vita eterna.

2. Seconda Lettura (Rm 8,28-30)

  • Il movimento del racconto: San Paolo compie un’ascesa teologica vertiginosa, rivelando il disegno eterno e segreto che Dio ha preparato per i suoi figli.

  • Lectio Narrativa: Paolo apre il testo con una certezza granitica, che funge da roccia per i momenti di sofferenza: «Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio». Entra in scena il piano millimetrico del Padre. Il credente non è il frutto di un caso cinico, ma è stato pensato fin dall’eternità: predestinato, chiamato, giustificato e, infine, glorificato. Questa catena verbale dimostra che la vita del discepolo è interamente avvolta e custodita dalla fedeltà della Trinità, trasformando le fatiche del tempo presente in un cammino sicuro verso la gloria dello Sposo.

3. L’Evangelo (Mt 13,44-52)

Questo brano chiude il terzo discorso di Matteo unendo tre miniature fulminanti: il Tesoro, la Perla e la Rete.

A. Il Tesoro e la Perla: Il paradosso del guadagno (vv. 44-46)

Gesù affianca due racconti speculari che descrivono come si giunge alla decisione del cuore:

  • Il Tesoro nel campo: Un contadino sta arando. All’improvviso, la lama urta qualcosa di duro nella terra: scopre un tesoro nascosto. Non era preparato: è una sorpresa assoluta!

  • La Perla preziosa: Un mercante va alla ricerca di pietre preziose. È un esperto, cerca con intelligenza. Quando trova una gemma di immenso valore, capisce subito che supera tutte le altre.

  • L’azione drammatica comune: Entrambi i personaggi, pur partendo da situazioni diverse (la sorpresa ordinaria e la ricerca sapiente), compiono gli stessi identici gesti: «va, vende tutti i suoi averi e compra quel campo / quella perla».

  • La svolta della Gioia: L’evangelista inserisce un dettaglio psicologico decisivo: il contadino compie questa totale spolizione dei suoi vecchi beni «pieno di gioia» (apò tēs charās autoū). Il distacco non è un sacrificio moralistico pesante o un divieto imposto dall’alto. Quando scopri il valore assoluto del Regno, perdere tutto il resto non è una rinuncia, ma un affare, un guadagno eterno che alleggerisce il cuore.

La
gioia come motore del distacco:
Apò tēs charās
(v. 44)

  • Il testo greco: καὶ
    ἀπὸ τῆς χαρᾶς αὐτοῦ ὑπάγει καὶ
    πωλεῖ πάντα ὅσα ἔχει
    (kaì apò tēs charās autoū hypágei kaì pōleī pánta hósa échei).

  • Analisi filologica: L’espressione ἀπὸ τῆς χαρᾶς αὐτοῦ significa letteralmente “a causa della sua gioia”. Notiamo la sequenza dei verbi al presente storico, che conferiscono rapidità drammatica all’azione: ὑπάγει (va), πωλεῖ (vende), ἀγοράζει (compra).

	   [IL PARADOSSO DELLA SCELTA] 
	   Logica del Dovere   ──► Rinuncia forzata, Sforzo pesante ──► Produce tristezza 
 
(Il Ribaltamento dell’Evangelo) 
	   [Logica del Tesoro] ──► Scoperta del Valore, Gioia piena ──► Vende tutto con festa

La ricerca del valore assoluto: Émporos (v. 45)

  • Il testo greco: Ὁμοία
    ἐστὶν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν ἀνθρώπῳ
    ἐμπόρῳ ζητοῦντι καλοὺς μαργαρίτας
    (Homoía estìn hē basileía tōn ouranōn anthrōpō empórō zētoūnti kaloùs margarítas).

  • Analisi filologica: Il termine ἔμπορος (émporos) indica il grande commerciante all’ingrosso, un esperto viaggiatore che sa valutare le merci. Il participio ζητοῦντι/zētoūnti (che cerca) indica un’azione continua e intelligente.

  • Sfumatura teologica: Se il contadino della parabola precedente inciampa sul tesoro in modo inatteso nella terra ordinaria, il mercante rappresenta l’uomo che cerca la verità con criteri e intelligenza (come Salomone che chiede un “cuore che ascolta”). Quando trova l’unica perla di immenso valore (ἕνα
    πολύτιμον μαργαρίτην/éna polýtimon margaríten
    ), compie la medesima azione drammatica: vende tutto. Entrambi i percorsi (la sorpresa e la ricerca) convergono nell’unica cattedra della scelta radicale.

	[La via del Dovere] ──► Sforzo etico pesante ──► Produce rinuncia forzata (Tristezza)  
 
	    ▼ (Il ribaltamento del testo greco)  
	[La via del Regno] ──► ἀπò τῆς χαρᾶς (Apò tēs charās) ──► Spoliazione festosa (Gioia) 

B. La Rete gettata nel mare (vv. 47-50)

Gesù introduce l’ultima parabola, tornando alla scenografia del mare da cui aveva iniziato il discorso (Mt 13,1-23).

La mescolanza universale: Ságēnē (v. 47)

  • Il testo greco: Ὁμοία
    ἐστὶν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν σαγήνῃ
    βληθείσῃ εἰς τὴν θάλασσαν
    (Homoía estìn hē basileía tōn ouranōn sagēnē blētheísē eis tēn thálassan).

  • Analisi filologica: Il termine σαγήνη (ságēnē) indica la grande rete a strascico, un enorme sbarramento che viene calato sul fondo del mare (θάλασσα/thàlassa, che evoca l’universalità dei popoli pagani) e che raccoglie indistintamente ἐκ
    παντὸς γένους/ek pantòs gènous
    (ogni genere di cose).

  • Rapporto con la Zizania: Ritroviamo la stessa teologia della pazienza e del tempo che abbiamo visto con l’imperativo áphete (lasciate crescere) (cf Mt 13,24-43). La Chiesa e la storia sono uno spazio di mescolanza universale, in cui i buoni e i cattivi coesistono. La separazione e il tribunale purificatore non spettano alla fretta intollerante degli uomini nel presente; sono rimandati alla fine del mondo ed esercitati unicamente dagli angeli nel tribunale escatologico celeste. La Chiesa e la storia non sono un club isolato per soli perfetti; sono uno spazio di coesistenza e mescolanza. La rete raccoglie tutto; i pescatori compiono l’azione di sedersi e separare (συνέλεξαν
    τὰ καλὰ... τὰ δὲ σαπρὰ ἔξω ἔβαλον/
    synélexan
    ta
    kalá… ta de saprà éxo ébalon) solo quando la rete è del tutto piena e tratta a riva.

La rimozione dell’ostacolo: Aphoríousin (v. 49)

  • Il testo greco: ἐξελεύσονται
    οἱ ἄγγελοι καὶ ἀφοριοῦσιν τοὺς
    πονηροὺς ἐκ μέσου τῶν δικαίων
    (exeleúsontai hoi ángeloi kaì aphorioūsin toùs ponēroùs ek mésou tōn dikaíōn).

  • Analisi filologica: Il verbo ἀφορίζω (aphorízō) significa confinare, separare ponendo un confine netto.

  • Verdetto finale: Gesù ribadisce che il tribunale purificatore e la separazione dei malvagi (πονηρούς) dai giusti (δικαίων) avverrà solo alla fine del mondo (συντελείᾳ
    τοῦ αἰῶνος
    ) e sarà operato unicamente dagli angeli. La fretta intollerante dei servi umani viene nuovamente arginata per lasciare spazio al tempo della misericordia.

Il finale: Il tesoro dello Scriba (vv. 51-52)

Gesù chiude il discorso ponendo una domanda di verifica ai discepoli: «Avete compreso tutte queste cose?». Essi rispondono: «Sì». Il capitolo si sigilla definendo l’identità del credente e del predicatore: «Ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Chi ha “masticato” (trōgein) queste parabole sa abitare la storia con la pazienza del grano, custodendo la ricchezza della tradizione antica e accogliendo lo splendore della novità di Cristo.

L’archivio del cuore: Kainà kaì palaiá (v. 52)

  • Il testo greco: ὅστις
    ἐκβάλλει ἐκ τοῦ θησαυροῦ αὐτοῦ καινὰ
    καὶ παλαιά
    (hóstis ekbállei ek toū thēsauroū autoū kainà kaì palaiá).

  • Analisi filologica: Il verbo ἐκβάλλει (ekbállei) significa estrarre, buttare fuori con forza. Il termine θησαυρός (thēsauros) indica la stanza blindata del tesoro o il deposito privato della casa.

  • Sintesi per la Lectio: Chi è diventato discepolo del Regno (mathēteutheìs tē basileía) è come un padrone di casa che sa attingere all’archivio del proprio cuore per estrarne cose nuove (καινά) e cose antiche (παλαιά). Questo è il mandato per l’omelia e per la Lectio Divina: chi ha accolto, “masticato” (trōgein) il capitolo 13, sa unire lo splendore della tradizione antica (la Legge e i Profeti) con la freschezza e la novità dirompente dell’Evangelo di Cristo.

lunedì 20 luglio 2026

Abbazia Santa Maria di Pulsano