Per scaricare l’articolo clicca qui: Lectio Narrativa Dom. XII T. Ord. A 2026

Mt 10,26-33; Ger 20,10-13; Sal 68; Rm 5,12-15

La XII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) mette in scena la forza terapeutica della Parola contro la paura. I testi di questa liturgia formano un cammino narrativo intenso: si passa dal grido disperato di un uomo perseguitato al riposo nella roccia della paternità di Dio.

Ecco la lectio narrativa dei testi di questa domenica:

1. Prima Lettura (Geremia 20,10-13)

  • Il contesto e il conflitto: Ritroviamo la figura sofferente del profeta Geremia. Il testo si apre con una scena drammatica: il profeta è isolato, circondato dai suoi stessi amici che complottano nell’ombra per farlo cadere.

  • Lectio Narrativa: Geremia sperimenta il terrore attorno a sé. Sente il sussurro della folla che lo deride chiamandolo “Terrore all’intorno”. Eppure, nel cuore di questa notte relazionale, avviene un colpo di scena interiore. Il profeta smette di guardare i suoi nemici e fissa lo sguardo su Dio: «Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso». La presenza di Dio trasforma la fragilità del profeta in una roccia. Il lamento si converte improvvisamente in un canto di lode: «Cantate al Signore… perché ha liberato la vita del povero».

2. Seconda Lettura (Lettera ai Romani 5,12-15)

  • Il movimento del racconto: San Paolo mette a confronto due personaggi giganti della storia della salvezza: Adamo e Gesù Cristo.

  • Lectio Narrativa: Paolo descrive l’ingresso del peccato e della morte nel mondo a causa di un solo uomo, Adamo. Ma il racconto non si chiude in tragedia. Il colpo di scena sta nell’eccedenza del dono di Cristo: «Ma il dono di grazia non è come la caduta». Se il male ha ferito l’umanità, la grazia portata da Gesù trabocca in modo smisurato, vincendo ogni barriera di morte.

3. L’Evangelo (Matteo 10,26-33)

  • Il comando e la cura: Questo brano è il cuore del “Discorso Missionario” che abbiamo iniziato ad analizzare la scorsa Domenica. Gesù si rivolge ai Dodici per smantellare la paura del rifiuto e dell’apocasinagogo (l’espulsione dalla comunità).

	   [I Persecutori Umani] ──► Possono uccidere solo il CORPO ──► Non abbiate paura 
	               
	                
	   [Lo Sguardo del Padre]──► Conta persino i CAPELLI del capo ──► Fidatevi e parlate
  • Dall’ombra alla luce: Gesù ordina per tre volte: «Non abbiate paura». Dice che i segreti delle tenebre saranno svelati dalla luce. Comanda ai discepoli di compiere una rivoluzione spaziale: «Quello che ascoltate all’orecchio annunciatelo dalle terrazze». La Parola masticata nel segreto deve salire in alto per farsi sentire da tutto il mondo.

  • La metafora dei passeri: Per guarire i discepoli dal terrore dei tribunali, Gesù usa una dolcissima immagine di mercato. Parla dei passeri, i volatili più economici venduti per pochi spiccioli. Se nemmeno un piccolo passero cade a terra senza che il Padre lo sappia, la vita del discepolo è al sicuro: «Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

  • La confessione pubblica: Il brano si chiude con una legge di reciprocità. Chi ha il coraggio di riconoscere Gesù davanti agli uomini, uscendo dalle tenebre della paura, sarà riconosciuto da Lui nel tribunale del Cielo.

La lectio narrativa di Matteo 10,26-33 si colloca nel cuore del “Discorso Missionario”. Dopo aver consegnato ai Dodici l’autorità (exousía) di guarire e liberare [Matteo 10,1], Gesù impartisce loro le istruzioni per affrontare la persecuzione.

Dal punto di vista della struttura del racconto, questo brano è un potente monologo terapeutico. Il Protagonista agisce sulla psicologia dei suoi discepoli per smantellare il sentimento bloccante della paura, sostituendolo con l’audacia della Parola e il riposo nella roccia della paternità divina.

1. Il triplice comando e il ribaltamento spaziale (vv. 26-27)

Il movimento narrativo si apre con un imperativo categorico ripetuto per tre volte come un martello: «Non abbiate paura». Gesù descrive un contrasto radicale tra lo spazio del segreto e lo spazio pubblico:

  • Dall’ombra alla Luce: «Non vi è nulla di coperto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto». Narrativamente, l’evangelista rassicura i discepoli sul finale della storia: le trame delle tenebre e i complotti dei tribunali non avranno l’ultima parola. La verità ha una forza di espansione inarrestabile.

  • La rivoluzione delle terrazze: «Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze». Gesù svela il metodo della missione. Prima i discepoli ascoltano “all’orecchio” (nel segreto della stanza, oppure come Nicodemo di notte), praticando la ruminatio intima della Parola. Ma quel cibo masticato non può rimanere nascosto: deve diventare proclamazione pubblica, squillo di tromba, luce che sale sulle terrazze per farsi sentire da tutto il mondo.

2. La Gerarchia del Timore (v. 28)

Al versetto 28, il racconto introduce l’elemento del conflitto drammatico supremo: la minaccia della morte fisica. Gesù compie un’operazione psicologica di scomposizione della paura:

	   [I Persecutori Umani] ──► Uccidono solo il CORPO (Non l'Anima) ──► Falsa Minaccia 
	                    
 
	   [Il Giudizio di Dio]  ──► Ha potere sulla GEENNA (Tutto l'Essere)──► Vero Timore
  • I limiti dei persecutori: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima». I tiranni e i giudici della terra hanno un’autorità (exousía) limitata alla materia biologica. Possono spezzare il vaso di creta, ma non possono toccare l’identità profonda del credente.

  • Il vero timore: «Temete piuttosto colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo». Gesù sposta il baricentro del rispetto. L’unico timore sensato è quello reverenziale nei confronti di Dio, l’unico vero Giudice (coerente con il principio del “Non giudicate”).

3. La Teologia dello “Spreco” e i passeri (vv. 29-31)

Per guarire i discepoli dal terrore della Geenna e dei persecutori, Gesù cambia improvvisamente registro narrativo. Abbandona i toni duri del tribunale e introduce una metafora poetica e ravvicinata, tratta dal mercato quotidiano:

  • Il valore di un passero: «Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro». I passeri erano i volatili più economici, il cibo dei poveri venduto a spiccioli. Gesù dice che persino in questo “spreco” biologico minimale è impressa l’attenzione del Creatore.

  • La conta dei capelli: «Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati». È un’iperbole straordinaria. Dio non ha uno sguardo generico o aziendale sull’umanità; la sua è una cura millimetrica. Se ogni dettaglio microscopico della vita è custodito nella memoria del Padre, la paura del discepolo crolla: «Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

4. Il verdetto finale: La Confessione (vv. 32-33)

Il brano si chiude con una struttura simmetrica e giuridica, che mette il lettore con le spalle al muro:

  • La reciprocità: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli». Il verbo riconoscere (homologéō) significa “dire la stessa parola”, essere solidali. Se il discepolo ha il coraggio di esporre la propria fede alla luce del sole, Gesù farà lo stesso nel tribunale celeste.

  • Il dramma del rinnegamento: «Ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio». Chi sceglie la clandestinità paurosa delle tenebre, chi si rifiuta di “masticare” lo scandalo della croce, si autocondanna all’anonimato eterno.

In sintesi

Questo testo è la radice spirituale che ha permesso a personaggi come Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo, il cieco nato (cf evangelo di Giovanni) di vincere la paura dell’apocasinagogo (l’espulsione dalla sinagoga) e di esporsi pubblicamente sotto la croce. Questo brano ci ricorda che l’unico modo per vincere le paure del mondo è lasciarsi assimilare dall’amore millimetrico di un Padre che conta persino i capelli del nostro capo.

lunedì 15 luglio 2026

Abbazia Santa Maria di Pulsano