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Lc 2,1-14; Is 9,1-3.5-6; Sal 95¸ Tt 2,11-14

Il più antico cenno della festa del Natale, celebrata a Roma nel giorno 25 dicembre, la riporta il calendario di Filocalos dell`anno 354, ma l`analisi interna del documento dimostra che la festa veniva celebrata già prima dell`anno 336. Fu scelto il giorno 25 dicembre visto che in quel giorno si celebrava una festa pagana in onore del «Sole Invincibile». I cristiani hanno sostituito le cerimonie pagane con la solennità della nascita di Cristo, il Sole di Giustizia. Già nel secolo IV troviamo la nuova festa in Africa, ad Antiochia, a Costantinopoli e in Egitto, ma solamente nel VI/VII secolo sarà ammessa in Palestina.
Secondo una tradizione romana del secolo VI, ogni sacerdote può celebrare nel giorno di Natale tre Messe. L`origine di questo costume è abbastanza semplice. La prima e l`unica Messa veniva celebrata solennemente dal papa nel secolo IV alla solita ora nella basilica di San Pietro (attualmente la Messa «nel giorno»). Nel secolo V, si comincia a celebrare la Messa notturna nella basilica di Santa Maria Maggiore. Il papa Sisto III (+ 446), dopo la proclamazione del dogma della Maternità di Maria ha ampliato e abbellito la basilica erigendo in essa la cappella che imitava la grotta della Natività di Betlemme. In questa cappella, la notte di Natale, il papa celebrava la Messa solenne (attualmente la «Messa della Notte»). Verso la metà del secolo VI, inizia l`usanza di celebrare la terza Messa da parte del papa. Vicino al palazzo dei governanti bizantini (Colle Palatino) si trovava la chiesa in cui si conservavano le reliquie di santa Anastasia martire, venerata particolarmente a Costantinopoli, la cui memoria cadeva proprio il 25 dicembre. Per rispetto al potere secolare, i papi – fermandosi per strada dal Laterano alla basilica di San Pietro – celebravano qui la Messa in onore della santa (attualmente la «Messa dell`Aurora»). I libri liturgici romani contenevano i formulari di queste tre Messe papali e perciò tutta la Chiesa prese l`usanza di celebrare l`Eucaristia tre volte in questo giorno.
Prendendo spunto dalla festa di Natale, sono sorte diverse consuetudini come ad esempio il presepio. L`uso dell`albero di Natale viene consolidato dalle popolazioni germaniche nel secolo XIX. In Polonia, i commensali della cena della Vigilia si dividono il pane azzimo in segno di pace e di unione.
La festa del Natale ha la sua ottava, viene celebrata cioè per tutta la settimana. Già i più vecchi calendari collegano le commemorazioni di alcuni santi con la solennità del Natale e il Medioevo vede in essi una schiera illustre che accompagna il Bambino Gesù. Ecco questi santi nella liturgia romana: il Protomartire Stefano, san Giovanni Evangelista e i Bambini Innocenti uccisi a Betlemme. Il periodo del Natale va oltre l`ottava, fino alla domenica dopo l`Epifania, che viene celebrata come festa del Battesimo del Signore.
Nel giorno di Natale, la Chiesa commemora tutto ciò che è avvenuto a Betlemme, ma non si limita al lato esteriore degli avvenimenti. Contempla il mistero del Figlio di Dio, che «nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero», per «noi uomini e per la nostra salvezza» discese dal cielo. Dio, che in modo meraviglioso ha creato l`uomo, in modo ancora più meraviglioso inizia l`opera della sua salvezza. Cristo diventa l`uomo simile a noi in tutto eccetto il peccato. Si giunge ad un «meraviglioso scambio»: Cristo accolse la nostra natura umana, debole e limitata, per farci partecipare alla sua natura divina.
Che cos`è la venuta di Cristo per l`uomo? L`uomo ha visto Dio in forma visibile, Cristo ha portato agli uomini la nuova vita, li ripristina nella dignità di figli di Dio, introduce l`uomo mortale nella vita eterna, libera l`umanità dalla vecchia schiavitù del peccato e le dona la libertà.
Il Natale, così concepito, si collega inseparabilmente con il mistero della Morte e della Risurrezione di Cristo. Benché allora per molti cristiani il Natale è un gioioso ricordo della venuta di Cristo che porta la pace e la fraternità, la Chiesa vede questa festa in stretta relazione con la sua futura morte; Gesù deposto nella mangiatoia viene chiamato nelle preghiere il Redentore. Celebrare il Natale significa esprimere nella vita la nuova realtà dell`uomo, rendersi simile al Figlio di Dio, aprirsi all`azione della grazia, cercare le cose di lassù, crescere nell`amore fraterno. Lodiamo Dio perché in questi ultimi tempi ha parlato a noi per mezzo del Figlio, assumendo la fatica della nuova vita.
Esaudisci, Signore, questa famiglia a te devota
e adunata in seno a quesa chiesa nella odierna
festività del tuo Natale per cantare le tue lodi.
Dona ai prigionieri la liberazione,
la vista ai ciechi,
la remissione ai peccatori,
poiché è per offrire loro la salvezza
che tu sei venuto.
Riguarda dal tuo santo Cielo, o Salvatore del mondo,
il tuo popolo e donagli la tua luce,
il loro animo si rivolge a te in devota fiducia.
(Missale Gothicum, ed. L.C. Mohlberg, Roma 1961, n. 12)
DISCORSO 187
NATALE DEL SIGNORE
di sant’Agostino, vescovo
(PL 38, 1001-1003)
Grandezza e umiltà di Cristo.
1. La mia bocca proclami la lode del Signore 1: di quel Signore per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose 2 e che è stato fatto come tutte le cose. Egli è rivelazione del Padre e creatore della madre; Figlio di Dio che procede dal Padre senza madre e figlio dell’uomo che procede dalla madre senza un padre; Giorno grande degli angeli, divenuto piccolo nel giorno degli uomini; Verbo-Dio da prima di tutti i secoli, Verbo-uomo nel tempo stabilito; creatore del sole, creato sotto il sole. Determina tutti i tempi dal seno del Padre ove sempre rimane e rende sacro questo giorno dal grembo della madre dal quale proviene; autore del cielo e della terra, sorto sulla terra sotto il cielo; ineffabilmente sapiente, sapientemente bambino; riempie il mondo e giace in una mangiatoia; governa le stelle e si attacca ad un seno di donna; immenso nella natura divina, piccolo nella natura di servo. Ma quella immensità non è limitata da questa piccolezza né questa piccolezza è schiacciata da quella immensità. Quando assunse il corpo umano non lasciò le operazioni divine né smise di estendersi con potenza da un capo all’altro del mondo e di governare con bontà ogni cosa 3. Quando si rivestì della debolezza della carne fu accolto, non limitato, nel grembo della Vergine; cosicché agli angeli non venne meno il cibo della sapienza e noi abbiamo gustato la soavità del Signore.
La parola umana e la parola di Dio.
2. Non meravigliamoci se ho detto queste cose nei riguardi del Verbo di Dio. Anche il discorso che vi sto facendo colpisce i vostri sensi; rimane però libero in maniera che ogni ascoltatore lo accoglie ma non lo può imprigionare tenendoselo per sé. Se non lo si potesse accogliere, nessuno verrebbe istruito; se la si potesse imprigionare, non giungerebbe agli altri ascoltatori. Il discorso che vi sto facendo è composto di parole e di sillabe; voi nell’accoglierlo non lo spezzettate come si fa con il cibo che si mangia, ma tutti lo ascoltate interamente e ognuno di voi lo accoglie per intero. Né io ho timore, nel parlare, che un solo ascoltatore se lo accaparri tutto intero cosicché un altro non abbia niente più da ascoltare. Ma voglio che stiate tutti attenti, senza disturbare l’orecchio e la mente degli altri, affinché ognuno di voi possa ascoltarlo tutto e permetta agli altri di ascoltarlo per intero. E questo non avviene in tempi successivi, come se il discorso che ora sto facendo prima entrasse in te, poi uscisse da te per poter entrare in un altro; ma giunge contemporaneamente a tutti e giunge tutto intero ai singoli ascoltatori. E se si potesse ritenerlo a memoria tutto intero, come tutti siete venuti per ascoltarlo tutto intero, così ciascuno di voi ritornerebbe a casa portandoselo con sé tutto intero. Quanto più ciò avverrà per il Verbo di Dio, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose 4 e che rimanendo in sé rinnova tutte le cose 5; che non è limitato da luoghi né si estende nel tempo né varia a seconda di intervalli brevi o lunghi né è composto di suoni né termina con la fine del suono? Quanto più un tale e tanto Verbo, nell’assumere un corpo, poté, senza abbandonare il seno del Padre, fecondare il grembo della madre? Da questo uscire per essere visto dagli uomini, di lì manifestarsi alle menti degli angeli? Da questo venire sulla terra, di lì spiegare i cieli? Da questo diventare uomo, di lì creare gli uomini?.
Pensiero e parola.
3. Nessuno pertanto creda che il Figlio di Dio si sia mutato e cambiato in figlio dell’uomo; ma piuttosto crediamo che, senza distruggere la sostanza divina e assumendo con pienezza quella umana, rimanendo Figlio di Dio, divenne figlio dell’uomo. Le frasi della Scrittura: Il Verbo era Dio 6 e: Il Verbo si è fatto carne 7 non s’intendono nel senso che il Verbo si è fatto carne smettendo di essere Dio: infatti è l’Emmanuele, cioè il Dio con noi 8, che è nato in quella stessa carne di cui si dice che il Verbo si è fatto carne. È come la parola che concepiamo nella mente: diventa suono quando la proferiamo con la bocca, tuttavia non si trasforma in suono ma, rimanendo essa intatta nella mente, si usa il suono per farla estrinsecare; cosicché dentro rimane quel che si è compreso, fuori risuona quel che si è ascoltato. Tuttavia con il suono si manifesta la stessa cosa che prima era risuonata nel silenzio della mente. Così la parola, quando diventa suono, non si muta in suono; ma rimane nella chiarezza della mente e, quando assume un suono materiale, arriva a chi l’ascolta senza lasciare chi la pensa. Nel silenzio della mente insieme alla parola non viene pensato il suono che può corrispondere alla lingua greca o latina o a qualunque altra. Ma il concetto che bisogna dire, prima ancora di considerare le diversità linguistiche, in un certo senso si trova nudo nel segreto della mente davanti a chi lo pensa; perché di lì possa uscire, viene rivestito della voce di chi parla. Tuttavia le due cose, cioè quanto viene pensato nella mente e quanto risuona nel parlare, sono mutevoli e alternativi: il primo non ci sarà più quando l’avrai dimenticato, il secondo non ci sarà più quando avrai smesso di parlare; invece il Verbo di Dio rimane eternamente e immutabilmente.
Cristo Dio e uomo.
4. Quando il Verbo assunse un corpo nel tempo per poter manifestarsi in questa nostra vita terrena, non perdette l’eternità per assumere il corpo ma conferì l’immortalità anche al corpo. E fu come sposo che esce dalla stanza nuziale, quale lieto campione che percorre la sua via 9. Egli possedendo la natura divina non pensò di valersi della sua uguaglianza con Dio ma, per poter diventare, a nostro vantaggio, ciò che non era, annientò se stesso non lasciando la natura divina ma prendendo la natura di schiavo e per questa divenuto simile agli uomini; fu riconosciuto come uomo per aver rivestito la natura umana, non per propria natura 10. Infatti tutto quello che siamo, sia nell’anima che nel corpo, per noi è natura, per lui è maniera acquisita. Noi se non fossimo così non saremmo niente; lui se non fosse così sarebbe comunque Dio. E quando cominciò ad essere ciò che non era, divenne uomo rimanendo Dio. Per cui non una soltanto ma tutte e due le espressioni seguenti si applicano giustamente a lui: sia il Padre è maggiore di me 11, per il fatto che divenne uomo, sia io e il Padre siamo una cosa sola 12, per il fatto che rimase Dio. Se il Verbo si fosse cambiato in carne, cioè se Dio si fosse mutato in uomo, sarebbe vera soltanto l’espressione: Il Padre è maggiore di me, perché Dio è maggiore dell’uomo. E sarebbe falsa l’altra: Io e il Padre siamo una cosa sola, perché non possono essere una cosa sola Dio e l’uomo. O forse avrebbe potuto dire: io e il Padre non siamo una cosa sola, ma fummo una cosa sola? Ciò infatti che era e smise di essere non è più ma fu. Cristo invece per la vera natura di schiavo, che aveva assunto, con verità disse: Il Padre è maggiore di me; e per la vera natura divina in cui rimaneva, con verità disse: Io e il Padre siamo una cosa sola. Annientò se stesso davanti agli uomini non diventando ciò che non era e lasciando ciò che era prima, ma occultando ciò che era e manifestando ciò che era diventato. Pertanto, poiché la Vergine concepì e partorì un figlio, per la evidente natura di servo che aveva, (è stato detto): Un bambino è nato per noi 13. Poiché però il Verbo di Dio, che rimane in eterno, si è fatto carne per abitare in mezzo a noi 14, per la natura divina che nasconde ma che rimane in lui, lo chiamiamo con il nome di Emmanuele, come annunciato da Gabriele 15. Si è fatto uomo pur rimanendo Dio, perché anche come figlio dell’uomo potesse essere giustamente detto: Dio con noi; e non uno Dio, un altro, diverso, uomo. Esulti il mondo intero nell’esultanza dei credenti: per salvarli venne colui per mezzo del quale il mondo è stato creato 16. Il creatore di Maria è nato da Maria; il figlio di David è il Signore di David 17; discende da Abramo colui che era prima di Abramo 18; l’autore della terra è formato sulla terra; il creatore del cielo è creato sotto il cielo. Egli è il giorno che ha fatto il Signore; il giorno del nostro cuore è lui, il Signore. Camminiamo alla sua luce 19, rallegriamoci ed esultiamo in lui 20.
Note
Natale
di san Gregorio Magno, Papa
(Hom., 1, 8)
Poiché oggi, per grazia di Dio, diremo tre Messe, non possiamo dilungarci nel commento del Vangelo. Ma il Natale del Redentore ci obbliga a dire qualche cosa, sia pur brevemente. Che cosa vuol dire questo censimento del mondo alla nascita del Signore, se non che sta nascendo nella carne colui che avrebbe iscritto i suoi eletti nell`eternità? Al contrario il Profeta dice dei reprobi: Siano cancellati dal libro della vita e non siano annoverati tra i giusti (Sal 68,29). E giustamente il Signore nasce a Betlemme: poiché Betlemme vuol dire casa del pane. Egli è infatti colui che dice: Io sono il pane vivo che viene dal cielo (Gv 6,41). Il luogo dunque dove nasce il Signore, già prima ch`egli nascesse fu chiamato casa del pane, perché doveva manifestarvisi nella carne colui che avrebbe saziato gli eletti di cibo spirituale. Ed egli nacque non in casa sua, ma per la via, per far capire ch`egli, assumendo la natura umana, nasceva in una veste che non era la sua. Non era sua, s`intende, perché, essendo Dio, la sua propria natura è la divina. La natura umana gli apparteneva, perché Dio è padrone di tutto, e perciò sta scritto: Venne a casa sua (Gv 1,11). Nella sua natura divina ci stava, prima dei tempi, nella nostra ci venne in un`epoca della nostra storia. Perciò, se colui che è eterno, si fa nostro compagno nel tempo, possiamo dire che viene in un campo che gli è estraneo. E poiché il Profeta dice: Ogni uomo è fieno (Is 40,6), il Signore, fattosi uomo, cambiò il nostro fieno in grano, poiché egli dice di se stesso: Se il chicco di frumento non cade in terra e muore, rimane solo (Gv 12,24). Perciò anche, appena nato, è messo nella mangiatoia, perché nutrisse tutti i fedeli, rappresentati dagli animali, col frumento della sua carne. E che cosa vuol dire l`apparizione dell`angelo ai pastori che vegliavano e la luce che li avvolse, se non che coloro i quali guardano con amore il gregge dei fedeli hanno, più degli altri, il privilegio di vedere le cose celesti? Mentre essi piamente vegliano il gregge, la grazia divina più largamente splende su di loro.
L`angelo annunzia che è nato il Re e cori di angeli gli fanno eco e cantano: Gloria nei cieli a Dio e pace in terra agli uomini di buona volontà. Prima che il nostro Redentore nascesse nella carne, non c`era armonia tra noi e gli angeli, ci separava dalla loro luce e purezza la macchia della nostra colpa originale, ci allontanavano da loro le nostre colpe quotidiane. Poiché, per il peccato, eravamo estranei a Dio, gli angeli, cittadini di Dio, ci ritenevano estranei alla loro società. Ma quando riconoscemmo il nostro Re, gli angeli ci riconobbero per loro concittadini. Poiché il Re ha preso in sé la terra della nostra carne, gli angeli non disprezzano più la nostra debolezza. Gli angeli tornano a far pace con noi, non guardano più i motivi della discordia e accolgono come soci coloro che avevano già disprezzati come abietti. Perciò Lot (Gen 19,1) e Giosuè (Gs 5,15) adorano gli angeli e non sono respinti. Giovanni però, nell`Apocalisse, si prostrò in adorazione dinanzi a un angelo e questi lo respinse dicendo: Non lo fare, sono un servo, come te e i tuoi fratelli (Ap 22,9). E che cosa vuol dire che gli angeli prima della venuta del Redentore si lasciano adorare, ma dopo la sua venuta non lo permettono più, se non che hanno paura di mettersi al di sopra della nostra natura, dopo che l`hanno vista portata dal Signore al di sopra di loro? E non osano più deprezzare come inferma quella natura che vedono nel Re del cielo. Né disdegnano d`aver come socio l`uomo essi che adorano un uomo Dio. Guardiamo allora, fratelli, che non ci sporchi una qualche immondizia, poiché nell`eterna prescienza siamo cittadini di Dio e uguali ai suoi angeli. Riportiamo nei costumi la nostra dignità, nessuna lussuria ci macchi, nessun pensiero turpe ci accusi, la malizia non morda la nostra mente la ruggine dell`invidia non ci roda, non ci gonfi l`orgoglio, non ci dilanii la concupiscenza dei piaceri terreni, non c`infiammi l`ira. Gli uomini sono stati chiamati dèi. Difendi, dunque, o uomo, l`onore di Dio, poiché per te s`è fatto uomo quel Dio, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Osservazioni sulla nascita del Signore
(Anonimo sec. IX, Hom., 2, 1-4)
Celebrando la nascita del Signore nostro Gesù Cristo, vediamo, fratelli, il senso del brano evangelico che or ora abbiamo letto. Il santo evangelista dice che Augusto ordinò di fare il censimento in tutto il mondo e che per questo Giuseppe, da Nazareth in Galilea, si recò a Betlemme in Giudea, città di David, per registrarsi. Ci fu per dodici anni, quando apparve nella carne il Figlio di Dio, tanta pace che tutti, secondo l`oracolo d`Isaia, mutavano le loro spade in aratri e le lance in falci. Il Figlio di Dio, autore della pace, nasce in tempo di pace, per insegnare ai suoi discepoli l`amore della pace. Infatti come Cesare Augusto mandò Cirino a riscuotere il censo, così Dio, vero Augusto, mandò i suoi predicatori nel mondo a riscuotere il censo della fede. Diamo allora, fratelli, il censo della fede e delle buone azioni. Non resti nessuno a casa, usciamo tutti dalla Galilea, cioè dalla volubilità del mondo, e andiamo nella Giudea della retta fede, per meritare di essere Betlemme, la casa del pane di colui che dice: Io sono il pane vivo venuto dal cielo.
Il Vangelo narra che la beata sempre vergine Maria, dato alla luce Cristo, lo avvolse in panni e lo adagiò nella mangiatoia. Giustamente nasce in una via, colui ch`era venuto a mostrarci la via. Volle essere posto in una piccola mangiatoia, colui ch`era venuto a preparar per noi l`ampiezza del regno dei cieli. Non in panni di seta e dorati, ma poveri, volle essere avvolto, colui ch`era venuto a restituirci la veste dell`immortalità. Permise di essere costretto in una culla, colui che si era affrettato a scioglierci mani e piedi, perché facessimo opere buone. Che dobbiamo dire, fratelli? Diciamo col salmista: Che cosa darò in cambio al Signore per tutto ciò che mi ha dato? Egli trovò un calice per retribuzione, noi diamo ciò che possiamo: elemosine, vigilie, lagrime, pace. Perdoniamo a chi ha peccato contro di noi, perché Dio perdoni i nostri peccati.
I pastori, che alla nascita del Figlio di Dio vegliano sul gregge e vedono gli angeli, sono i santi predicatori, che quanto più s`impegnano a custodire le anime, tanto più spesso meritano il sollievo del colloquio angelico. Ma all`apparizione dell`angelo i pastori si turbano, perché è proprio della natura umana temere alla vista degli angeli ed è proprio dei buoni angeli portar consolazione a quelli che temono. Perciò l`angelo dice subito ai pastori: Non temete; e aggiunge: Ecco, vi do una grande gioia, per voi e per tutto il popolo. Dice giusto: Per tutto il popolo, perché da tutto il popolo ci fu gente che si volse alla fede.
Mentre un solo angelo parlava ai pastori, subito una moltitudine di angeli si manifestò e disse: Gloria a Dio nell`alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. E questo c`insegna che quando anche un solo fratello parla, insegna o fa un`opera buona, una moltitudine di fedeli dovrebbe prorompere nella lode di Dio e muoversi all`imitazione del bene che vede. All`apparire poi del Figlio di Dio nella carne si canta gloria a Dio e si augura pace sulla terra agli uomini di buona volontà. Siamo, dunque, anche noi, fratelli, uomini di buona volontà, perché possiamo vivere in pace.
Per essere liberati da codesta persecuzione e dalla dannazione eterna, in questo giorno della nascita del Figlio di Dio, corregga ciascuno ciò che trova da riprendere in se stesso: chi è stato adultero, s`impegni alla castità; chi avaro, prometta generosità; chi ubriacone, sobrietà; chi superbo, umiltà; chi denigratore, carità. Prometta e mantenga la promessa, secondo il verso del Salmo: Promettete e mantenete le promesse fatte al Signore vostro Dio. Promettiamo lealmente, ci darà lui la forza di mantenere. Sarebbe molto ingiusto, fratelli, che oggi qualcuno non desse niente al Signore. Facciamo doni ai re e agli amici, e non daremo nulla al Creatore che viene da noi? Ed egli chiede soprattutto noi stessi. Offriamogli, dunque, noi stessi, perché liberati, per sua misericordia, dalle pene eterne, possiamo godere per sempre nella felicità del regno celeste.
DISCORSO 189
NATALE DEL SIGNORE
di sant’Agostino, vescovo
(PL 46, 980-983 )
Cristo luce eterna del creato.
1. Cristo, giorno che ha creato ogni giorno, ha santificato per noi questo giorno di Natale. Di lui il Salmo canta: Cantate al Signore un canto nuovo; canta al Signore, o terra tutta; cantate al Signore e benedite il suo nome: benedite il giorno da giorno la sua salvezza 1. Chi è questo giorno da giorno se non il Figlio che procede dal Padre, la luce da luce? Quel giorno ha generato questo giorno, che oggi è nato dalla Vergine. Quel giorno dunque non ha inizio, non ha tramonto; quel giorno, cioè Dio Padre. Gesù infatti non sarebbe il giorno da giorno, se il Padre non fosse anche lui giorno. Che cos’è il giorno se non la luce? Non la luce degli occhi corporei, non la luce che gli uomini hanno in comune con le bestie, ma la luce che risplende per gli angeli, la luce vedendo la quale i cuori vengono purificati. Passa infatti questa notte nella quale ora viviamo, nella quale vengono accese per il nostro cammino le lucerne delle Scritture, e verrà quanto si canta in un altro Salmo: Nel mattino a te mi volgerò e ti contemplerò 2.
Dove non c’è fede c’è menzogna.
2. Quel giorno dunque, cioè il Verbo di Dio, giorno che risplende per gli angeli, giorno che risplende nella patria da cui siamo ancora lontani, si rivestì di carne e nacque da Maria vergine. Nacque in modo mirabile. Che cosa di più mirabile del parto di una vergine? Concepisce ed è vergine, partorisce e rimane vergine. È stato formato da colei che lui stesso ha creato: le donò la fecondità, non le sottrasse l’integrità. Donde è venuta Maria? Da Adamo. Donde Adamo? Dalla terra. Se Adamo è venuto dalla terra e Maria da Adamo, anche Maria è terra. E se Maria è terra, riconosciamo quanto cantiamo: La verità è sorta dalla terra. Quale beneficio ci ha recato? La verità è sorta dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo 3. I Giudei, come afferma l’Apostolo, non volendo riconoscere la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio 4. Donde l’uomo può diventare giusto? Da se stesso? Ma quale povero può sfamarsi da se stesso? Quale nudo può coprirsi se non gli viene data una veste da un altro? Non avevamo la giustizia, avevamo soltanto i peccati qui in terra. Donde viene la giustizia? Quale giustizia può esservi senza la fede? Il giusto infatti vive per la fede 5. Chi senza avere la fede si dice giusto mente. Come può non esservi la menzogna dove non c’è la fede? Chi vuol dire il vero si converta alla verità. Ma questa era lontana. La verità è sorta dalla terra 6. Tu dormivi, essa venne a te; tu eri in coma, essa ti ha svegliato; ti ha fatto strada con la sua persona per non perderti. Concludendo: La verità è sorta dalla terra, cioè il Signore nostro Gesù Cristo è nato da una vergine; la giustizia si è affacciata dal cielo affinché gli uomini diventassero giusti non di una giustizia propria, ma di quella di Dio.
Cristo è nato per la nostra rinascita.
3. Quanta benevolenza! Ma quanta era precedentemente la sua ira! Quale ira? Eravamo soggetti alla morte, oppressi dai peccati, carichi delle nostre pene. Ogni uomo fin dalla nascita comincia ad essere infelice. Non hai bisogno di interpellare un profeta per questo; osserva uno che sta nascendo: lo vedi piangere. Questa situazione terrena era il risultato della grande ira divina; ad un certo momento però quale benevolenza ci è stata usata? La verità è sorta dalla terra. Creò tutte le cose, è stato creato come tutte le altre cose. Fece il giorno e venne nel giorno; era anteriore ai tempi e contrassegnò i tempi. Cristo Signore è presso il Padre da sempre, senza inizio; e tuttavia oggi ti domandi che giorno è. È il Natale. Di chi? Del Signore. Ha anche lui un giorno natalizio? Sì, ce l’ha anche lui. Il Verbo che era in principio, Dio presso Dio, ha un giorno natalizio? Si, ce l’ha anche lui. Se lui non avesse la nascita umana, noi non potremmo arrivare alla rinascita divina: è nato infatti perché noi potessimo rinascere. Cristo è nato: nessuno tema di non poter rinascere. È stato generato, ma non ha bisogno di essere rigenerato. La rinascita era necessaria solo per coloro la cui nascita è avvenuta nella condanna. La sua misericordia scenda dunque nei nostri cuori. Sua madre portò Gesù nel grembo: noi portiamolo nel cuore. La Vergine è rimasta incinta con l’incarnazione di Cristo; i nostri cuori siano ricolmi della fede di Cristo. La Vergine partorì il Salvatore; noi partoriamo la lode di Dio. Non rimaniamo sterili: le nostre anime siano feconde di Dio.
Le due nascite di Cristo.
4. Ambedue le nascite di Cristo sono mirabili: la nascita dal Padre senza madre, la nascita dalla madre senza padre. La prima nascita è eterna, la seconda è avvenuta nel tempo. Quando è nato dal Padre? Ma che significa: quando? Cerchi lì quando, lì dove non si trova il tempo? Non cercare lì quando. Riguardo alla nascita nel tempo, allora sì cerca quando; fai bene a cercare quando è nato dalla madre. Invece se cerchi quando è nato dal Padre, non fai una ricerca sensata: è nato e non ha un tempo; l’eterno è nato dall’eterno: è coeterno a lui. E perché ti meravigli? È Dio. Considera la sua divinità e non avrai più motivo di meravigliarti. Ma quando diciamo: è nato da una Vergine, è una cosa straordinaria: ti meravigli. Non meravigliarti: è Dio. La lode si sostituisca alla meraviglia. Abbi fede: credi, perché il fatto è realmente avvenuto. Se non credi, il fatto è avvenuto lo stesso, e tu rimani infedele. Si è degnato di diventare uomo: che cosa cerchi di più? Ti pare che Dio si sia umiliato poco per te? Colui che era Dio è diventato uomo. In un piccolo alloggio, avvolto in panni, fu adagiato in una mangiatoia: l’avete sentito dal Vangelo che vi è stato letto. Chi non rimane meravigliato? Colui che riempiva il mondo non trovava riparo in un alloggio. Adagiato in una mangiatoia divenne il nostro cibo. Si accostino alla mangiatoia i due animali, i due popoli. Il bue infatti conobbe il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo Signore 7. Guarda la mangiatoia: non vergognarti di essere giumento di Dio; porterai Cristo e non andrai errando lungo il cammino; ti cavalcherà lui stesso, che è la tua via 8. Ricordi quell’asinello condotto al Signore 9? Nessuno arrossisca: siamo noi quell’asinello. Il Signore ci cavalchi e ci attiri dove vuole lui: siamo il suo giumento, andiamo verso Gerusalemme! Cavalcandoci lui, non veniamo oppressi ma elevati. Guidandoci lui non devieremo. Andiamo a lui, andiamo per mezzo di lui, non periremo.
Note
lunedì 22 dicembre 2025
Abbazia Santa Maria di Pulsano