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Mt 13,44-52; 2 Re 3,5.7-12; Sal 118; Rm 8,28-30

Analisi patristica

L’esegesi patristica di Matteo 13,44-52 (le parabole del Tesoro, della Perla e della Rete) non si ferma alla superficie di una morale sulla rinuncia, ma scava nel testo per rivelare un mistero cristologico e sacramentale. Maestri come sant’Agostino, san Girolamo, san Giovanni Crisostomo e i Padri della tradizione siriaca hanno letto in questi versetti il nucleo dell’economia della salvezza.

Il baricentro del commento patristico ruota attorno al ribaltamento dei ruoli: chi è il vero cercatore e qual è il vero tesoro?

1. Il Tesoro nascosto: La Scrittura e l’Incarnazione

Commentando il versetto del tesoro nascosto nel campo (θησαυρῷ
κεκρυμμένῳ/thesaurō kekrymmenō
), san Girolamo compie un colpo di scena esegetico:

  • Il Campo e la Lettera: Il campo è la Sacra Scrittura (l’Antico Testamento). Il tesoro nascosto in esso è Gesù Cristo stesso, nascosto sotto i veli della lettera e delle profezie.

  • La Ruminatio necessaria: Chi legge la Bibbia in modo superficiale vede solo terra ordinaria e leggi dure (cf Mt 13,1-23). Ma chi accetta di “arare” il testo con i denti della meditazione e della preghiera (la ruminatio monastica) urta contro la roccia del Mistero. Scoperto Cristo nella Scrittura, l’orante vende con gioia tutte le sue vecchie dottrine e i suoi vecchi beni mondani per acquistare quel campo e possedere la Verità (cf Mt 13,44-52).

  • La chiave dell’Incarnazione: Sant’Agostino aggiunge che il campo è l’umanità stessa: Cristo è il vero contadino che vende tutto ciò che ha (la sua gloria divina, compiendo la kenosi = svuotamento) per acquistare il campo del mondo e dissodare la terra ferita del cuore umano.

2. La Perla preziosa: La purezza del Verbo e l’anima cristiana

L’esegesi della perla (μαργαρίτης/margarítēs) tocca vette mistiche e nuziali altissime, soprattutto nei commenti di san Giovanni Crisostomo e di sant’Ambrogio:

  • L’Unicità di Cristo: A differenza del tesoro (che evoca una moltitudine di beni), la perla è una sola. Rappresenta l’unicità e la purezza del Verbo di Dio. La perla antica nasceva, secondo la biologia mitica del tempo, dalla folgore del cielo che fecondava la conchiglia marina. I Padri vedono in questo la prefigurazione del concepimento verginale di Gesù nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo (cf Lc 2,41-52).

  • L’inversione dello Sposo: Chi è il mercante? (émporos) (cf Mt 13,44-52).

    • Nella lettura morale, è l’uomo sapiente (come Salomone) che cerca le virtù e, trovata la fede, si spoglia di tutto.

    • Nella lettura mistica, il vero Mercante è Cristo. Egli è il viaggiatore eterno che è sceso dai cieli alla ricerca di perle preziose (l’umanità perduta). Quando trova l’anima umana, che per Lui ha un valore infinito, compie lo “spreco” felice dell’amore nuziale: vende la sua stessa vita sul talamo della croce per acquistarla e rivestirla di gloria.

   [Lettura Umana]     ──► L'uomo cerca Dio ──► Trova la Perla (Fede) ──► Vende tutto con gioia                                (Il ribaltamento mistico dei Padri)    [Lettura Cristica]  ──► Cristo cerca l'uomo──► Trova la Perla (Anima)──► Dona la vita sulla Croce

3. La Rete a strascico: La coesistenza dei “Lapsi” e dei Gentili

Nell’analizzare la rete (σαγήνη/sagēnē
significa
grande rete da pesca
a strascico nota anche come sciabica)
che raccoglie “pesci di ogni genere” (ἐκ
παντὸς γένους/ek pantòs ghènous
), sant’Agostino e san Girolamo convergono sulla ecclesiologia della pazienza (cf Mt 13,44-52):

  • La Chiesa Universale: La rete è la Chiesa, gettata nel mare del mondo e delle nazioni pagane (i Gentili). Essa accoglie tutti attraverso il Battesimo: buoni e cattivi, santi e peccatori, compresi i lapsi (coloro che erano caduti durante le persecuzioni).

  • Il divieto del tribunale umano: I Padri usano questa parabola per combattere la fretta intollerante degli eretici (come i Donatisti) che volevano fare pulizia immediata nella Chiesa. La separazione (ἀφοριοῦσιν/aphorioûsin) non spetta all’orgoglio dei servi nel presente della storia. La Chiesa quaggiù è necessariamente una mescolanza; la cernita finale è sottratta alle mani umane e riservata unicamente al tribunale escatologico degli angeli. Il tempo presente è lo spazio concesso per la conversione.

4. Lo Scriba e la convergenza dei due Testamenti

Il finale dello scriba divenuto discepolo, che estrae dal suo tesoro «cose nuove e cose antiche» (καινὰ
καὶ παλαιά/kainà kaì palaiá
), è la definizione stessa del metodo esegetico patristico:

  • L’armonia delle Scritture: I Padri spiegano che il buon padrone di casa è colui che sa “masticare” l’Antico Testamento (le cose antiche) alla luce del Nuovo (le cose nuove), e viceversa.

  • La mensa dell’Ambone: Chi sale sull’ambone per predicare l’omelia non deve opporre la Legge all’Evangelo. Deve mostrare che l’Antico Testamento era la gravidanza del Mistero e il Nuovo è la nascita dello Sposo. Le promesse antiche fatte a Mosè o a Salomone si compiono nell’eccedenza d’amore dell’Eucaristia e della Parola masticata ogni giorno nella Chiesa.

L’analisi dei testi omiletici di san Giovanni Crisostomo su Matteo 13,44-52 — contenuti principalmente nella sua celebre Omelia XLVII sul Vangelo di Matteo1 — mette in luce la straordinaria capacità della retorica antiochena di coniugare il rigore filologico con una sferzante applicazione morale e pastorale.

Il “Crisostomo” (il cui soprannome significa letteralmente “Bocca d’oro”) non si limita a un’esegesi intellettuale, ma analizza la psicologia profonda dei personaggi per scuotere l’uditorio, affrontando il brano attraverso quattro grandi direttrici omiletiche:

1. Il parallelismo psicologico tra il Contadino e il Mercante

Il Crisostomo è affascinato dalla perfetta simmetria dei due racconti, ma ne evidenzia l’opposta dinamica di partenza:

  • La Parola come sorpresa e come traguardo: Il contadino rappresenta colui che non cercava intenzionalmente la verità, ma ci si è imbattuto (i pagani convertiti o i peccatori raggiunti improvvisamente dalla Grazia). Il mercante, invece, rappresenta l’uomo che ha consumato la vita nello studio e nella ricerca della rettitudine (gli ebrei o i filosofi onesti).

  • L’identità dell’azione drammatica: Il Crisostomo fa notare che, nonostante la diversità del punto di partenza, il verdetto finale è identico per entrambi. Appena scoprono il valore del Regno, la loro reazione è caratterizzata da una rapidità d’azione assoluta. Vendono tutto ciò che hanno. La conversione non ammette calcoli o rinvii temporali; esige la totalità del cuore.

2. L’omelia della Perla: L’Unicità del Verbo e l’occultamento

Nello spiegare l’iconografia della perla (μαργαρίτης/margarítēs), il Crisostomo offre una splendida pagina di mistica della Parola, collegandola direttamente al metodo della ruminatio:

  • La visibilità interiore: La perla antica si distingueva per la sua lucentezza interiore. Il Crisostomo spiega che, mentre l’oro o i vestiti lussuosi attirano gli sguardi dall’esterno alimentando l’orgoglio mondano, la perla preziosa ha una bellezza che si concentra in se stessa. Chi possiede la fede sa di custodire un tesoro immenso, anche se agli occhi del mondo appare povero, scalzo o perseguitato.

  • La custodia del Segreto: La perla è racchiusa in una conchiglia e protetta dalle acque del mare. Il Crisostomo usa questa immagine per giustificare la scelta di Gesù di parlare in parabole: la verità va nascosta all’orgoglio dei dotti per essere svelata solo ai piccoli che sanno masticarla con amore e sacro timore, evitando che le “briciole” della Parola cadano nel fango del disprezzo.

   [I Beni del Mondo (Oro)] ──► Splendore esterno ──► Alimentano l'Orgoglio e l'Invidia                                 (Il contrasto omiletico del Crisostomo)    [La Perla del Regno]    ──► Luce interiore     ──► Custodita nel Silenzio del cuore

3. La sferzata morale: Cosa significa “Vendere tutto”?

Il Crisostomo, da pastore radicale, applica il testo alla situazione socio-economica della Costantinopoli del suo tempo, scontrandosi con il lusso sfrenato della corte e l’analfabetismo spirituale dei fedeli:

  • La finta rinuncia: Egli tuona dall’alto dell’ambone contro chi pensa che “vendere tutto” sia un precetto impossibile o riservato solo ai monaci del deserto. Spiega che i “beni” da vendere non sono solo le ricchezze materiali, ma le ricchezze egoistiche dell’anima: le vecchie abitudini, i rancori domestici, le travi del giudizio e i compromessi con la menzogna.

  • La via della Gratuità: Se non getti via i vecchi mantelli delle tue certezze umane, non avrai le mani libere per afferrare la perla. Il Crisostomo ribadisce che questo distacco, se vissuto nel nome di Cristo, produce una festa interiore (apò
    tēs charās autoū
    ), trasformando l’ascesi in un cammino leggero e pieno di ristoro.

4. La Rete e l’Inutilità di una fede senza Opere

Nel commentare l’ultima parabola della rete a strascico, la Bocca d’oro sposta l’asse del discorso sulla responsabilità etica del battezzato, offrendo una severa ammonizione:

  • Il limite del Battesimo: Il Crisostomo fa notare che la rete raccoglie ogni genere di pesci. Essere dentro la rete (cioè far parte visibilmente della Chiesa, aver ricevuto i sacramenti) non è una garanzia automatica di salvezza. Se il pesce è “cattivo” (σαπρά/saprá, letteralmente marcio), verrà rigettato fuori al momento della cernita finale.

  • L’appello alla conversione: Il Crisostomo usa il terrore salutare del tribunale escatologico degli angeli non per condannare, ma per scuotere l’assemblea dal sonno della pigrizia spirituale. Finché la rete è nel mare (cioè finché siamo nel tempo presente della storia), il pesce marcio ha ancora la possibilità, per l’azione della grazia e del pentimento, di risanarsi e trasformarsi in pesce buono, degno di essere custodito nei canestri del Padre.

Testi omiletici

1. Le splendide perle conducono all’unica perla preziosa

Si può applicare a chi cerca le perle preziose quella parola: «Cercate e troverete… Chi cerca trova» (Lc 11,9. 10). Ma che cosa cercare? O meglio, che significa: chi cerca trova? Indubbiamente per quella perla s’intende ciò che un giorno possederà chi ora dona tutti i suoi beni e li disprezza; per questo Paolo dice: «Tutte queste cose le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,8) che è l’unica perla preziosa.

È preziosa la lucerna per coloro che sono nelle tenebre ed essi la usano fino allo spuntar del sole; preziosa è anche la gloria che appare sul volto di Mose e degli altri profeti; per essa possiamo dedurre che giungeremo anche noi a contemplare la gloria del Cristo, cui il Padre rese testimonianza dicendo: «Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto» Mt 3,17). Ma non è stato glorificato ciò che allora si manifestò in parte, a motivo di una gloria più grande; sebbene a noi sia necessaria quella gloria che poi sarà abolita, per prepararci a quella definitiva e perfetta. Per esempio, è necessaria la scienza imperfetta, che avrà poi fine quando giungerà quella perfetta. Ogni anima, infatti, che si trova nella prima età e aspira alla perfezione, ha bisogno di un pedagogo, di amministratori e procuratori, finché non giunga all’età matura.

Allora, colui che non era per nulla diverso da un servo benché fosse padrone di tutto, divenuto finalmente libero, riceve i beni paterni dal pedagogo, dagli amministratori e dai procuratori. Tutto ciò, fatte le debite proporzioni, corrisponde alla perla preziosa e alla perfezione che annulla con la sua venuta ciò che è imperfetto e parziale; quando cioè qualcuno raggiunge la perfezione della dottrina di Cristo, dopo esservi stato preparato da tutte quelle cognizioni che sono in certo modo ordinate alla piena conoscenza del Signore.

Molti però, non scorgendo la bellezza delle innumerevoli perle della legge e la validità della dottrina dei profeti, benché ancora incompleta, si illudono di poter trovare la perla preziosa e di giungere, senza l’aiuto di quelle spiegazioni e idee, a contemplare la straordinaria bellezza della conoscenza di Cristo Gesù.

A paragone di essa, si può dire che tutto ciò che ha preceduto una simile meravigliosa conoscenza, anche se propriamente non si può chiamare sterco, tale tuttavia sembra. Però, benché sia proprio sterco quello che il vignaiuolo mette attorno al fico, è ciò che aiuta la pianta a produrre frutto.

Per ogni cosa dunque c’è il tempo opportuno e ogni realtà che vive sotto il cielo ha la sua occasione favorevole; c’è dunque un tempo per raccogliere splendide perle e, dopo averle raccolte, c’è un altro tempo per trovare l’unica perla preziosa, quando conviene andare a vendere tutto ciò che si possiede per comprarla.

Dalle «Omelie su Matteo» di Origene, sacerdote.

2. Stimare il Vangelo al di sopra di tutto

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo: l`uomo che l`ha trovato, lo nasconde di nuovo e, fuor di sé dalla gioia, va, vende tutto quanto possiede, e compra quel campo. Inoltre il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; e trovata una perla di gran valore, va, vende tutto ciò che possiede e la compra” (Mt 13,44-46). Come le due parabole del granello di senape e del lievito non differiscono molto tra di loro, cosí anche le parabole del tesoro e della perla si assomigliano: sia l`una che l`altra fanno intendere che dobbiamo preferire e stimare il Vangelo al di sopra di tutto. Le parabole del lievito e del chicco di senape si riferiscono alla forza del Vangelo e mostrano che esso vincerà totalmente il mondo. Le due ultime parabole, invece, pongono in risalto il suo valore e il suo prezzo. Il Vangelo cresce infatti e si dilata come l`albero di senape ed ha il sopravvento sul mondo come il lievito sulla farina; d`altra parte, il Vangelo è prezioso come una perla, e procura vantaggi e gloria senza fine come un tesoro.

Con queste due ultime parabole noi apprendiamo non solo che è necessario spogliarci di tutti gli altri beni per abbracciare il Vangelo, ma che dobbiamo fare questo atto con gioia. Chi rinunzia a quanto possiede, deve essere persuaso che questo è un affare, non una perdita. Vedi come il Vangelo è nascosto nel mondo, al pari di un tesoro, e come esso racchiude in sé tutti i beni? Se non vendi tutto, non puoi acquistarlo e, se non hai un`anima che lo cerca con la stessa sollecitudine e con lo stesso ardore con cui si cerca un tesoro, non puoi trovarlo. Due condizioni sono assolutamente necessarie: tenersi lontani da tutto ciò che è terreno ed essere vigilanti. “Il regno dei cieli” – dice Gesú -“è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; e trovata una perla di gran valore, va, vende tutto ciò che possiede e la compra” (Mt 13,45-46). Una sola, infatti, è la verità e non è possibile dividerla in molte parti. E come chi possiede la perla sa di essere ricco, ma spesso la sua ricchezza sfugge agli occhi degli altri, perché egli la tiene nella mano, – non si tratta qui di peso e di grandezza materiale, – la stessa cosa accade del Vangelo: coloro che lo posseggono sanno di essere ricchi, mentre chi non crede, non conoscendo questo tesoro, ignora anche la nostra ricchezza.

A questo punto, tuttavia, per evitare che gli uomini confidino soltanto nella predicazione evangelica e credano che la sola fede basti a salvarli, il Signore aggiunge un`altra parabola piena di terrore. Quale? La parabola della rete. “Parimenti il regno dei cieli è simile a una rete che, gettata nel mare, raccoglie ogni sorta di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e, sedutisi, ripongono in ceste i buoni, buttando via i cattivi” (Mt 13,47-48). In che cosa differisce questa parabola da quella della zizzania? In realtà anche là alcuni uomini si salvano, mentre altri si dannano. Nella parabola della zizzania, tuttavia, gli uomini si perdono perché seguono dottrine eretiche e, ancor prima di questo, perché non ascoltano la parola di Dio; mentre coloro che sono raffigurati nei pesci cattivi si dannano per la malvagità della loro vita. Costoro sono senza dubbio i piú miserabili di tutti, perché, dopo aver conosciuto la verità ed essere stati presi da questa rete spirituale, non hanno saputo neppure in tal modo salvarsi.

(Giovanni Crisostomo, In Matth. 47, 2)

3. La parabola delle reti

In questo mondo perverso, in questi giorni cattivi, in cui la Chiesa si guadagna la sua futura glorificazione con l`umiltà presente, in cui viene ammaestrata dagli stimoli del timore, dai tormenti del dolore, dalle molestie della fatica e dai pericoli della tentazione, in cui ha l`unica gioia della speranza, se gioisce come deve, molti reprobi sono mescolati con i buoni. Gli uni e gli altri vengono raccolti come nella rete di cui parla il Vangelo (cf. Mt 13,47-50), e in questo mondo, quasi fosse un mare, viaggiano tutti insieme raccolti nelle reti, fino a quando giungono alla riva, ove i cattivi vengono separati dai buoni, perché nei buoni, come nel suo tempio “Dio sia tutto in tutti” (1Cor 15,28). Ora perciò vediamo che si adempie la voce che diceva nel salmo: “Annunciai e parlai, si son moltiplicati in soprannumero” (Sal 39,6). Ed è ciò che accade da quando, per la prima volta per bocca del suo precursore, e poi per sua propria bocca, [Cristo] ha annunziato e detto: “Pentitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 3,2).

(Agostino, De civit. Dei, 18, 49)

4. La perla preziosa è la carità

Se ricordate, noi già abbiamo affermato, proprio all`inizio della lettura di questa Epistola, che nulla vi è tanto raccomandato quanto la carità. Anche se Giovanni tratta ora questo, ora quest`altro argomento, sempre poi ritorna su questo punto, volendo ricondurre al dovere della carità tutto quello che ha esposto. Vediamo se, anche qui, fa cosí. Fa` attenzione a queste parole: “Chi è nato da Dio, non pecca” (1Gv 3,9). Ci domandiamo di quale peccato si tratta; non certo di qualunque peccato, perché saremmo in contraddizione con l`altro passo che dice: “Se diremo di non aver peccato, ci inganniamo e la verità non è in noi (1Gv 1,8)”. Voglia allora dirci quale peccato intende, ci istruisca, perché io non venga giudicato temerario nell`asserire che esso è la violazione della carità, come si può ricavare dalle sue stesse parole precedenti: “Chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre accecano i suoi occhi” (1Gv 2,11). Forse ha dato ulteriori spiegazioni affermando esplicitamente che si tratta della carità. Vedete che tutti questi diversi modi di esprimersi portano alla medesima conclusione. “Chiunque è nato da Dio, non pecca, perché in lui rimane il seme di Dio“. Il seme di Dio è la parola di Dio, per cui l`Apostolo può dire: “Io vi ho generato per mezzo del Vangelo (1Cor 4,15). Quest` uomo non può peccare, perché nato da Dio“. Ma ci dica l`Apostolo in che senso non può peccare. “A questo segno sono riconoscibili i figli di Dio ed figli del diavolo. Chi non è giusto, non viene da Dio ed altrettanto chi non ama il proprio fratello” (1Gv 3,10). E` ormai certo chiaro del perché dice: “Chi non ama il proprio fratello“. Solo l`amore dunque distingue i figli di Dio dai figli del diavolo. Se tutti si segnassero con la croce, se rispondessero amen e cantassero tutti l`Alleluja; se tutti ricevessero il Battesimo ed entrassero nelle chiese, se facessero costruire i muri delle basiliche, resta il fatto che soltanto la carità fa distinguere i figli di Dio dai figli del diavolo. Quelli che hanno la carità sono nati da Dio, quelli che non l`hanno non sono nati da Dio. E` questo il grande criterio di discernimento. Se tu avessi tutto, ma ti mancasse quest`unica cosa, a nulla ti gioverebbe ciò che hai; se non hai le altre cose, ma possiedi questa, tu hai adempiuto la Legge. “Chi infatti ama il prossimo” -dice l`Apostolo – “ha adempiuto la Legge; e, il compimento della Legge è la carità” (Rm 13,8.10). La carità è, a mio parere, la pietra preziosa, scoperta e comperata da quel mercante del Vangelo, il quale per far questo, vendette tutto ciò che aveva (cf. Mt 13,46). La carità è quella pietra preziosa, non avendo la quale nessun giovamento verrà da qualunque cosa tu possegga; se invece possiedi soltanto la carità, ti basterebbe essa sola. Adesso vedi nella fede ma un giorno vedrai direttamente. Se noi amiamo fin da adesso il Signore che non vediamo, come l`ameremo quando lo vedremo direttamente? Ma in quale campo dobbiamo esercitare questo amore? In quello della carità fraterna. Potresti dirmi che non hai mai visto Dio; non potrai mai dirmi che non hai visto gli uomini. Ama dunque il tuo fratello. Se amerai il fratello che tu vedi, potrai contemporaneamente vedere Dio, poiché vedrai la carità stessa, e Dio abita nella carità.

(Agostino, In Ioan. Ep. 5, 7)

5. Il tesoro è lo stesso Verbo di Dio

Questo tesoro, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (cf. Col 2,2s), è il Verbo di Dio, che si rivela nascosto nel corpo di Cristo (cf. “ibid“.), o le Sante Scritture, nelle quali è riposta ogni verità riguardante il Salvatore. Quando qualcuno trova in esse tale verità, deve rinunziare a tutte le ricchezze di questo mondo, pur di possedere quanto ha trovato. Le parole: “l`uomo che lo ha scoperto, lo nasconde di nuovo” (Mt 13,44), non indicano che quest`uomo si comporta cosí perché ne è geloso, ma perché ha timore di perderlo e vuole conservarlo, e perciò cela nel suo cuore colui per il quale ha rinunziato a tutte le ricchezze che aveva…

Le belle perle sono la Legge e i Profeti, e la conoscenza del Vecchio Testamento. Ma una sola è la perla di grande valore, cioè la conoscenza del Salvatore, il sacramento della sua passione, il mistero della sua risurrezione. Il mercante che ha scoperto, a somiglianza dell`apostolo Paolo, tutti i misteri della Legge e dei Profeti e le antiche osservanze, nel rispetto delle quali ha sinora vissuto, tutte alla fine le disprezza come spazzatura e banalità, per guadagnarsi Cristo (cf. Fil 3,8). Non perché la scoperta della nuova perla comporti la condanna di quelle antiche; ma perché, al suo confronto, tutte le altre perle appaiono di minor valore . . .

Il vaticinio di Geremia, che dice: “Ecco, manderò a voi molti pescatori” (Ger 16,16), si è compiuto: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dopo avere udito le parole: Seguitemi, e vi farò pescatori di uomini (cf. Mt 4,19; Mc 1,17) hanno intrecciato per sé stessi, ricavandola dal Vecchio e dai Nuovo Testamento, una rete fatta di insegnamenti evangelici e l`hanno gettata nel mare di questo mondo. Questa rete è ancor oggi tesa in mezzo ai flutti e prende, dalle onde amare e salate, tutto quanto incontra, cioè uomini buoni e cattivi, pesci buoni e cattivi. Ma quando verrà la fine del mondo, come Gesú piú avanti chiaramente dirà, allora la rete sarà tratta a riva, allora sarà manifesto il giudizio che separerà i pesci: come in un tranquillissimo porto, i buoni saranno riposti nell`ufficio delle celesti mansioni, mentre i cattivi saranno gettati nel fuoco della geenna, dove saranno bruciati e inariditi (cf. Mt 13,47-50).

(Girolamo, In Matth. II, 13, 44-46)

lunedì 20 luglio 2026

Abbazia Santa Maria di Pulsano

1 – Per leggere l’omelia per intero vedi allegato a p. 95.