Lectio divina Domenica del “siate perfetti come il Padre”, VII del Tempo Ordinario A

 Mt 5,38-48; Lv 19,1-2.17-18; Sal 102; 1 Cor 3,16-23

 

Prima dell’annuncio di Gesù (cf.) c’era stato, all’interno della stessa economia della salvezza, un tentativo di dialogo interumano, a partire dal comandamento di Dio, nel quale la reciprocità però non arrivava a porsi che in termini di logica «matematica» (cf. prima lettura): in termini di botta e risposta, occhio per occhio e dente per dente.

In questa economia, si parlava già di un uomo «prossimo», ma costui non era altri che quello che stava più vicino, uno col quale si potesse avere una certa affinità, come base alla reciprocità del rapporto: uno del proprio popolo. Era già un inizio di «santità», un primo passo nell’interminabile cammino di sequela di Dio; una conversione dalla mentalità di Caino, di Lamec (Gen 4,24), e dello stesso Abramo (Gen 13,9), che arrivava al massimo alla non-violenza verso il fratello, a lasciargli uno spazio per vivere la sua vicenda isolata, purché non gli desse fastidio. Ma anche questa reciprocità doveva rivelarsi incompleta e, in ultima analisi, illusoria. L’amore che limita il raggio della «prossimità» dell’altro, l’amore che in qualche modo crea separazioni e privilegi, inevitabilmente degenera verso il sentimento di casta. Già i profeti di Israele lo avevano intuito e avevano anticipato nella speranza, rivoluzionaria all’orecchio dei contemporanei, il tempo della manifestazione dell’amore aperto a tutti (cf. Is 65,1ss.; 56,3ss.).

Oggi, Gesù arriva come un «ma» che rovescia tutte le bilance. La catena di tutte le contrapposizioni enumerate nella pericope evangelica di oggi, non è che…

 

 

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