Lectio divina Domenica «DELLA VENUTA DEL FIGLIO DELL’UOMO», I di Avvento, Anno A

 Mt 24,37-44 (leggi 24,36-44); Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14

 

La prima comunità cristiana ha vissuto innanzitutto la tensione fra due venute del Signore: quella del suo ministero terreno e quella del suo avvento alla fine dei tempi. In vista della parusia del figlio dell’uomo, ritenuta imminente, bisognava radicarsi fermamente in una santità irreprensibile. Ma i cristiani a cui si rivolge Luca cominciano a manifestare una nuova presa di coscienza. La venuta del Signore non viene più collocata in un imprevedibile futuro: per loro, egli è già presente, nell’oggi degli uomini e della salvezza. E in ogni momento può sopraggiungere all’improvviso, per giudicare, in quell’istantanea della vita che è la morte, l’orientamento dell’esistenza umana. L’atteggiamento che si impone allora ai fedeli è quello di una continua vigilanza: essere pronti a tutto, rifiutando le cattive azioni che si commettono nelle tenebre; rimanere desti, grazie a una preghiera incessante. Come l’eucaristia ha lo scopo di annunciare la morte del Signore «finché egli venga» (1Cor 11,26), così la vigilanza e la preghiera affrettano l’avvento del regno di Dio. Fin d’ora esse ci rialzano e ci fanno levare il capo, permettendoci di dare un nome all’attesa degli uomini. Fino al giorno in cui la corrente dell’avvento divino ci condurrà in maniera definitiva davanti al figlio dell’uomo.

Il tempo che si snoda tra la venuta di Cristo e la sua manifestazione nella gloria è dunque il tempo riservato alla conversione degli uomini (At 3,19-21; Rm 11,25; 2 Cor 6,2) e al rafforzamento dei fedeli (Ef 6,13; Rm 8,11); un tempo umano già carico dei tempo di Dio, dato per vivere già nell’eternità. Soltanto la grazia di Dio e la conversione ci possono liberare dalle tenebre e introdurci nella «luce» della salvezza. Per questo Paolo parla di «risveglio»: il tempo della notte è finito; non ci si comporta durante il giorno come se si dormisse ancora! (seconda lettura). La situazione descritta dall’Evangelo come insipienza e imprevidenza…

 

 

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