Lectio divina Domenica «DEI DUE MASSIMI COMANDAMENTI», XXX del Tempo Ordinario A

Mt 22,34-40; Es 22,20-26; Sal 17; 1 Ts l,5c-10

 

L’amore di Dio e l’amore degli uomini sono compatibili o, al contrario, l’uno esclude l’altro in modo che bisogna assolutamente operare una scelta? Bisogna allontanarsi dagli uomini per trovare Dio? E chi ha trovato Dio può ancora ritornare verso gli uomini e vivere con loro, interessarsi di loro e lavorare con loro e per loro? Queste domande hanno ricevuto da Gesù una risposta essenziale: il primo comandamento è di amare Dio, e il secondo, che gli è simile, è di amare gli uomini. Il cristiano può allontanarsi momentaneamente dagli uomini, per pregare, per non pensare che a Dio. Può fare un’ora di meditazione senza ritrovare nella contemplazione di un mistero divino il pensiero dei bisogni degli uomini. Questo, anzi, diventa, in certi momenti, una sentita necessità. Nella vita cristiana come nella vita umana in genere, esistono normalmente dei ritmi; si va dalla contemplazione all’azione, e dall’azione alla contemplazione. Ma l’allontanamento dagli uomini è sempre solo provvisorio. Così accade nel “mondo” nel quale si succedono momenti di ritiro a momenti di intensa attività.

Anche all’interno della Chiesa vediamo contemplativi e attivi. Il contemplativo serve gli uomini servendo Dio, l’attivo serve Dio servendo gli uomini. I due esprimono, specializzandosi nell’imitazione dei Cristo, uno stesso e unico mistero: quello della fede nel Verbo incarnato. Così è capitato e capita ancora nella storia della Chiesa. Il santo Curato d’Ars sospirava il monastero e la solitudine mentre si prodigava fino in fondo a favore degli uomini; e il monastero ha dato alla Chiesa grandi papi, grandi vescovi, grandi riformatori e missionari che sono passati dalla contemplazione e dalla solitudine all’azione più indefessa e senza soste.

Leggiamo dai Padri:

«L’amore non può essere diviso. Scegli pure ciò che vuoi amare: il resto seguirà da sé. Cerca di dire:…

 

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