Letture patristiche Domenica «DI PENTECOSTE», Anno B

Giovanni 15,26-27; 16,12-15 Atti 2,111; Salmo 103; Galati 5,16-25

 

DISCORSO 267

 

PENTECOSTE

di sant’Agostino, Vescovo (PL 38, 1229-1231)

 

La discesa dello Spirito Santo.

 

1. La solennità odierna ci ricorda il Signore Dio grande e la grande grazia [dello Spirito Santo] che è stata infusa in noi. Una solennità viene infatti celebrata per evitare che venga cancellato dalla memoria un avvenimento una volta accaduto. Il termine “solennità” prende nome dal fatto che [un evento] suole annualmente ricorrere. Come “perennità” si dice ad esempio di un fiume che d’estate non si secca ma scorre per tutto l’anno, quindi “perenne” cioè per [tutto] l’anno, così si dice “solenne” ciò che suole annualmente essere ricordato. Celebriamo oggi la discesa dello Spirito Santo. Il Signore infatti inviò dal cielo lo Spirito Santo che aveva promesso quando era sulla terra. Aveva promesso che l’avrebbe inviato dal cielo a queste condizioni: Non può venire lui, finché io non me ne sarò andato; quando me ne sarò andato lo manderò a voi 1. Perciò patì, morì, risuscitò, ascese al cielo: non rimaneva che mantenere la promessa. I suoi discepoli stavano aspettando [l’adempimento della promessa] ed erano – così sta scritto – centoventi persone 2. Un numero dieci volte superiore a quello degli Apostoli; Cristo infatti scelse dodici Apostoli ma inviò lo Spirito su centoventi persone. Costoro, che aspettavano l’adempimento della promessa di Cristo, erano riuniti in una stessa casa e pregavano; perché desideravano tutti con identica fede…

 

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